Nel giorno del suo 30° compleanno, Matteo Lovisa si racconta con la lucidità e l’ambizione di chi, nonostante la giovane età, ha già costruito un percorso importante nel calcio professionistico. Ai microfoni di Gianluca Di Marzio, il direttore sportivo della Juve Stabia ha ripercorso le tappe più significative della propria carriera, soffermandosi sul passato, sul proprio metodo di lavoro e sulle prospettive future, sempre con uno sguardo ben saldo sulla realtà del campo.
Lovisa ha parlato innanzitutto del valore umano del ruolo di direttore sportivo, sottolineando uno degli aspetti che più lo gratificano nel quotidiano. «Uno degli aspetti più belli del nostro lavoro è proprio questo: prendere giocatori sconosciuti e farli diventare qualcuno. È una bella soddisfazione portare avanti anche i rapporti umani con questi ragazzi». Una frase che racconta bene la filosofia maturata negli anni, già ai tempi dell’esperienza al Pordenone, vissuta accanto al padre Mauro, figura centrale del suo percorso professionale e personale.
Nel 2024 è poi arrivata la chiamata della Juve Stabia, una piazza calda, esigente e profondamente legata alla propria squadra. Un’avventura che, fin da subito, ha assunto i contorni di una scommessa vincente. «Siamo stati bravi e fortunati al primo anno di Serie C e poi questi due di B stanno andando bene. Se me l’aspettavo? Assolutamente no, ma in questi tre anni c’è stato un elemento comune: quello di voler emergere. Da parte di tutti. Ai ragazzi ho sempre detto che la Serie B non doveva essere un punto d’arrivo ma un punto di partenza». Parole che fotografano l’identità costruita a Castellammare: fame, spirito di sacrificio e voglia costante di migliorarsi.
I risultati, del resto, parlano da soli. Già alla prima stagione in gialloblù è arrivata la vittoria del campionato di Serie C, seguita da un cammino di alto profilo in Serie B, culminato con un piazzamento di assoluto rilievo. Una crescita che porta la firma di una programmazione chiara e di una linea tecnica ben definita, fondata sulla valorizzazione dei giovani talenti. Tra i profili su cui Lovisa ha voluto soffermarsi c’è anche Cacciamani, indicato come uno dei prospetti più interessanti. «Farà una grandissima carriera, ma non solo per le qualità tecniche: soprattutto per il ragazzo che è e per la mentalità che possiede». Un giudizio che va oltre il campo e che ribadisce quanto, per il ds gialloblù, la componente caratteriale sia decisiva nella valutazione di un calciatore.
Proprio il lavoro sui giovani rappresenta uno dei tratti distintivi del suo modo di fare calcio. Lovisa ha spiegato con chiarezza il metodo che adotta nella selezione dei profili da inserire in rosa:
«Mi piace prendere informazioni sul ragazzo, sulla famiglia, voglio sapere di più su di lui e conoscerlo anche personalmente per capire se ha qualcosa di diverso rispetto agli altri». Non soltanto tecnica, dunque, ma anche personalità, educazione, mentalità e capacità di reggere il peso delle aspettative. Un approccio moderno, ma allo stesso tempo molto italiano, che punta a costruire prima l’uomo e poi il calciatore.
Nel processo di costruzione di una squadra competitiva, però, per Lovisa tutto parte da una figura chiave: l’allenatore. «Quest’estate mi sono preso una grande responsabilità nella scelta di Abate per sostituire Pagliuca, ma siamo riusciti a trovare un allenatore che farà una grande carriera». Una dichiarazione che certifica la convinzione del direttore sportivo nella bontà del progetto tecnico affidato al nuovo allenatore, chiamato a raccogliere un’eredità importante e a proseguire un percorso già molto positivo.
Tra i suoi modelli di riferimento, Lovisa cita senza esitazioni Cristiano Giuntoli, dirigente che ha saputo costruire la propria ascesa partendo dal basso fino ad arrivare ai vertici del calcio italiano. Una figura che il ds gialloblù guarda con ammirazione, soprattutto per il percorso e per la visione del ruolo. Ed è proprio sul ruolo del direttore sportivo che Lovisa ha espresso una riflessione significativa: «Il direttore sportivo dovrebbe avere più peso e più poteri. La figura del direttore sportivo è una di quelle che ha contraddistinto il calcio italiano nel mondo e, se il nostro calcio sta andando verso una direzione che non è positiva, due domande bisogna farsele. Non si può continuare a dire che va tutto bene, perché non è così».
Infine, inevitabile uno sguardo al futuro. Il suo contratto con la Juve Stabia è in scadenza nel giugno 2028, ma al momento il pensiero resta concentrato esclusivamente sul presente. «Ora l’obiettivo è pensare a concludere bene la stagione. Poi, come accade sempre, ci siederemo al tavolo con la proprietà e ci scambieremo opinioni in merito. Io voglio lavorare puntando a migliorarmi giorno dopo giorno, con umiltà e senza alzare i giri, ma cercando di migliorare sempre. Se resti fermo, vai in difficoltà».
Parole che restituiscono l’immagine di un dirigente giovane, ambizioso e già molto consapevole. La Juve Stabia, oggi, si gode uno dei profili emergenti del panorama dirigenziale italiano. E Castellammare, alla luce del lavoro svolto finora, può guardare avanti con fiducia. Se il futuro del club passa dalla capacità di programmare, valorizzare e innovare, Matteo Lovisa sembra avere tutte le caratteristiche per continuare a essere uno degli uomini chiave del progetto gialloblù.