Fa gridare allo scandalo l'incredibile svista arbitrale che ha di fatto escluso le vespe dalla corsa alla conquista della serie B. Quando al 13' del secondo tempo supplementare Guido Gomez, poco dopo il suo ingresso in campo, ha svettato più in alto di Toninelli ed ha insaccato la sfera, nessuno avrebbe mai potuto immaginare che, in un baleno, l'urlo di gioia dei tifosi stabiesi si sarebbe trasformato in un lamento intriso di rabbia e delusione. I replay, infatti, hanno escluso qualsiasi intervento falloso da parte del giovane attaccante scafatese, la cui prodezza è stata vanificata da una decisione cervellotica e a tratti misteriosa. Dalle immagini in nostro possesso appare evidente che l'assistente sia proteso verso il centro del terreno di gioco e non abbia alcun dubbio circa la validità del gol, mentre l'arbitro Serra indica chiaramente il centrocampo con l'indice della mano destra tenendo il fischietto tra le labbra. Non è ancora chiaro dunque se la decisione relativa all'annullamento della rete di Gomez sia da ascrivere allo stesso signor Serra di Torin
o o ad un altro dei suoi assistenti, situati invero in posizioni molto lontane rispetto all'area di rigore in cui si sviluppa l'azione incriminata. L'ipotesi più verosimile riguarda un fraintendimento della segnalazione dell'arbitro, il cui indice rivolto verso il centrocampo assumerebbe la valenza di un calcio di punizione assegnato in favore della squadra che attacca verso destra, ossia il Bassano, mentre appare davvero improbabile che gli altri componenti della quaterna arbitrale possano aver influito sulla decisione. Permangono, tuttavia, le perplessità circa il clamoroso errore che ha impedito alla Juve Stabia di disputare la semifinale contro la Reggiana, una svista che resterà a lungo impressa nella mente dei tifosi gialloblù. Resta l'augurio che la sete di rivincita possa rinvigorire gli animi dei calciatori e dei vertici societari affinché fra qualche mese le vespe si ripresentino ai blocchi di partenza con altrettanto vigore e rispondano sul campo all'offesa subita con un'annata che rinverdisca i fasti del glorioso 2011 targato Braglia.