Il fascino del kamikaze stordisce la Juve Stabia. Il tanto decantato 4-2-3-1, seppur a tratti spettacolare, reca in dote per le vespe un bilancio tutt'altro che lusinghiero a fronte di quanto si era riuscito a costruire nella prima parte di stagione. Nelle ultime 6 partite, in particolare, gli uomini di Pancaro hanno collezionato 3 sconfitte, 1 pari e solo 2 vittorie incassando ben 9 gol (3 dalla Salernitana, 1 dal Lamezia, 2 dal Benevento, 3 dal Matera) a dispetto dei 14 subiti nelle prime 15 apparizioni. Una media di 1.5 reti a partita che sarebbe potuta essere addirittura più sgradevole se il Melfi non avesse fallito un rigore e colpito due legni. Certo, è pur vero che su pali e traverse le vespe hanno lasciato i 3 punti contro il Benevento passando poi da una gloriosa vittoria ad un bruciante ko, ma a conti fatti il 4-4-2 della prima metà del torneo sembrava esser ben più quadrato di questo assetto che regala in misura probabilmente sproporzionata belle giocate e occasioni agli avversari. A pesare maggiormente è l'inferiorità numerica a centrocampo che emerge prepotentemente soprattutto quando non è la Juve Stabia a fare gioco. I due esterni offensivi, Lepiller e Nicastro, d'altronde non coprono molto avendo nel proprio dna la predisposizione ad attaccare più che a difendere. Onore a Bombagi che riesce a dedicarsi ad entrambe le fasi in egual misura e
a Di Carmine che dà l'anima in campo pagando tuttavia lo scotto di esser rimasto solo lì davanti arrivando spesse volte stremato dinanzi al bersaglio. Con Gomez che è ormai divenuto un desaparecido dal derby dell'Arechi e Ripa che nelle ultime settimane appare alla ricerca di sé stesso, mister Pancaro si ritrova dinanzi ad una scelta: insistere con un modulo attualmente croce e delizia dei gialloblù o tornare ad un 4-4-2 in grado di valorizzare Vella e il bomber battipagliese che aveva contribuito a suon di gol a cullare il sogno promozione. Senza scartare l'ipotesi di rispolverare il 4-3-3 d'origine con Lepiller e Di Carmine esterni e Ripa al centro. D'altronde anche la classifica parla chiaro: complice anche l'ostico calendario, la Juve Stabia è passata ai 32 punti complessivi delle prime 15 uscite agli appena 7 delle ultime 6, insomma da 2.13 a 1.16 a partita. L'impressione è che anche la calante condizione atletica di tanti poco si associ ad un modulo che tanto dispendio reca in dono. La speranza è che le notti portino consiglio, d'altronde in questa fase le vespe possono comunque vantare un +2 rispetto al girone di andata. Sulla carta, con ancora 17 match da disputare, c'è ancora tempo per sognare senza dover star lì a rimpiangere i 9 punti lasciati sui legni tra Messina, Lecce, Foggia e Benevento. Sanniti e Salernitana permettendo.