Tante le ipotesi relative alla ripresa dei campionati di calcio e non. Tutti i tornei sono fermi da quasi un mese per la pandemia Covid-19, che ha messo e sta mettendo in ginocchio l'intero paese, nonostante il calo dei contagi. Si era parlato, per non perdere quanto fatto finora, di una partenza ad handicap nella prossima stagione: terminare qui i campionati e ricominciare l’anno prossimo con dei punti bonus da assegnare alle squadre, a seconda delle posizioni in classifica al momento dello stop. Che ne sarà del calcio italiano a livello economico? Si fa, dunque, sempre più probabile l’ipotesi che i tornei non riprendano. E a dirlo è anche il patron della Juve Stabia Franco Manniello, che questo pomeriggio è stato gentilmente a nostra disposizione per rispondere ad alcune domande.
Cosa pensa del momento attuale e come si sta muovendo la Juve Stabia?
«Pensare allo sport in questo momento è una barzelletta. Abbiamo superato i 10mila morti nel nostro paese con una pandemia che cambierà la nostra vita. Sono convinto che il campionato non riprenda. Finché c’è un virus, è necessario stare attenti, fino a quando non ci sarà un vaccino che ci dia sicurezza. Il mondo del calcio in questo momento sta vivendo una realtà che non esiste più. Andremo incontro a milioni di posti di lavoro persi. Il campionato attuale? Non ci faccio più affidamento, pensiamo piuttosto al prossimo. E non è escluso si giochi a porte chiuse anche a settembre. Inoltre, se non esce un vaccino, quante persone verranno allo stadio? Quale azienda darà 1000€ di sponsorizzazione? Abbiamo le aziende chiuse. Serie B e C prendono i soldi dalle proprie aziende
e li mettono nel calcio. Andiamo incontro a un’economia in guerra.»
Si è assai discusso dell’ipotesi “handicap” per la ripresa del campionato. È d’accordo?
«Ognuno ragiona secondo la propria convenienza. Se vogliamo essere oggettivi e si interrompe il campionato, per me ci dovrebbero essere due promozioni in A, due retrocessioni dal medesimo campionato e tre promozioni dalla C. Verrebbero meno play-off e play-out. Sarebbe la soluzione più giusta. Se non cambiano tra uno o due anni le condizioni delle licenze nazionali e se non si da la possibilità di rinegoziare i contratti in essere, ci sarà una marea di squadre che non si iscriverà al campionato. I contratti pluriennali come possono attualmente avere valore? Bisogna salvare il sistema calcio. La Juve Stabia ha due/tre diritti di riscatto e due obblighi di riscatto. Sarebbe onesto tramutare tutti in diritto di riscatto, in modo che la società valuta se ha la possibilità di farlo o meno. Il mondo cambierà, specialmente a livello economico. Certe cose non reggono più. Le società di Serie A ha due miliardi e mezzo di euro di debito, figuriamoci adesso. E gli operai cosa dovrebbero dire?»
E sul caso D’Elia?
«Non ho problemi con la società. L’ho detto e l’ho ripeto. Io socio del 50%, non riconosco l’amministratore Vincenzo D’Elia. Ma è un discorso che in questo momento non è necessario affrontare, ne riparleremo in un secondo momento. Riconosco i dipendenti della Juve Stabia, i tifosi e la città di Castellammare, dopo 12 anni che sono qui. Avremo tempo per le altre cose.»