La nostra redazione ha contattato in esclusiva Fulvio Pea, ex tecnico delle vespe e attuale direttore responsabile tecnico del settore giovanile del Jiangsu Suning. L'emergenza Covid-19, il passato da allenatore, il presente da direttore responsabile tecnico del Jiangsu e la ripresa del campionato sono alcuni dei temi trattati in questa piacevole intervista.
Come stai? Come procede l'emergenza Codiv? Come si sta progettando la ripresa? ( per ripresa intendo la ripresa della vita a 360 gradi)
«Grazie Aurora, mi fa piacere che ti sei ricordata di me, e che mi regali uno spazio, dedicato ai lettori di stabiachannel. Io sto bene, seppur sono lontano dall'Italia ormai da 6 mesi. Il periodo di emergenza, qui in Cina, è durato pochissimo, praticamente 3 settimane, tra il 24/1 al 17/2, oltretutto è coinciso con il capodanno cinese e con le chiusure delle scuole. Poi, piano piano è ripartito tutto, tanto che dal 18/3 eravamo quasi a regime, e dall'8/4 quando e' ripresa la scuola, e quindi, tutte le squadre hanno ripreso ad allenarsi regolarmente.»
Fulvio sei un allenatore "atipico". Di solito, dietro all'allenatore, c'è un calciatore famoso. Come è nata la tua carriera?
«È nata per caso in un oratorio dei frati cappuccini. Poi, giorno dopo giorno, ho creduto che un'hobby potesse trasformarsi in un lavoro. Così, ho perseguito questo obiettivo senza mai dimenticare che la passione e l'entusiasmo sono gli ingredienti principali. Sono fondamentali per far sì che abbia un buon esito. Sono state diverse le fasi del mio percorso professionale: dai giovani di Fanfulla ed Alcione all'arrivo al settore giovanile dell'Inter, e ancora settore giovanile tra Ravenna e CSKA di Sofia. Poi, l'esperienza come assistente di prima squadra di mister Simoni. E, di nuovo 4 intensi anni di settore giovanile tra Samp e Inter. Infine, almeno credevo, ho intrapreso la strada delle prime squadre, e tra gioie e dolori, era arrivato il momento di ricambiare ruolo. Ed eccomi qua a mettere a disposizione l'esperienza accumulata di 30 anni di panchina a chi ha voglia di crescere come istruttore e come allenatore.»
Sei stato il vice per tanti anni di Gigi Simoni, grande mister che ci ha lasciato poco tempo fa. Che ricordi hai di lui?
«E' la persona che professionalmente mi ha dato la possibilità di entrare dalla porta principale nel calcio con i più grandi e umanamente è stato quel maestro di vita, che tutti noi, dovremmo avere la fortuna di incontrare.»
La tua prima esperienza in cadetteria con il Sassuolo è stata sorprendente. Anche se credo che abbia lasciato un po' l'amaro in bocca per l'epilogo della semifinale. Poi, hai avuto altre due esperienze rispettivamente con Padova e Juve Stabia, dove sei subentrato in una situazione difficile. Nonostante il bel gioco, diversi sono stati gli episodi avversi. Se dovessi descrivere questa stagione, che aggettivo useresti? Cosa non è andato?
«Sinceramente le mie esperienze di prima squadra, sono state positive, perché laddove non ci sono stati successi sportivi, ci sono state delle valide "lezioni di vita". Di Castellamare ho un buon ricordo, perché dopo 3 mesi la squadra aveva migliorato il rendimento, così come era riuscita ad aumentare le reti fatte e a diminuire quelle subite. Sicuramente ha influito Il distacco della ultime, che diminuiva lentamente, e le partite a disposizione erano sempre meno.»
Nonostante il clima particolare, ci hai visto lungo puntando su Falco. Cosa ti aveva colpito di lui? Ti aspettavi l'approdo in Serie A?
«Il grande merito va attribuito al DS Lupo, che aveva voluto Falco, nonostante la giovane età. Poi, per me è stato facile farlo giocare, visto che già in passato avevo preferito giocatori con queste caratteristic
he come Sansone (Gianluca) e Farias perché sono giocatori di talento, rapidi e veloci, che non danno punti di riferimento. Quindi, oltre a essere molto utili, sono imprevedibili al gioco offensivo. Quella fu la stagione anche di altri giocatori, come DiCarmine, che trovo continuità nel rendimento, e di qualche altro giovane, che poi si affermò dopo qualche anno, proprio nel nuovo ruolo da me proposto.»
Che ricordi hai di Castellammare di Stabia?
«Ho ottimi ricordi, perché nonostante il mio breve periodo, a Castellammare sono stato bene, avendo vissuto molto il Club.»
Che ripresa del campionato ti aspetti?
«Sinceramente non lo so, perché credo che questo grande evento negativo, influirà moltissimo sull'aspetto fisico ed atletico. Non c'è tempo per recuperare la miglior condizione, che accrescerà, solo giocando. Però ritengo giusto che i campionati vengano portati a termine, lasciando al campo il verdetto finale, senza che le decisioni vengano prese a tavolino, per rispetto di chi, con i propri investimenti e sacrifici, muove la grande "macchina chiamata calcio".»
Ti aspettavi che Caserta e Mezavilla riportassero la Juve Stabia in Serie B?
«Credo che il Presidente Maniello sia stato l'artefice principale, perché a Castellammare ha saputo creare una "famiglia di altri tempi"con professionisti che hanno ripagato nel tempo la sua fiducia, lavorando quotidianamente per riportare in B il Club. Poi Fabio, il ruolo del mister lo ha sempre fatto, anche quando giocava, e grazie al suo innato carisma e la tanta personalità, ricopre questo ruolo con successo. Adriano invece, fa parte della categoria di quei giocatori che ogni allenatore vorrebbe avere con sé per le qualità tecniche e per i forti valori morali. Ma Juvestabia è tanto altro, perché ci sono molte figure che definisco "istituzionali" (che non cito, per la paura di dimenticarmi qualcuno) che rappresentano ognuno, una striscia verticale della maglia gialloblu.»
Il Livorno ti ha permesso di rimetterti in gioco nel settore giovanile. Infatti, nel 2019 sei volato in Cina al Jiangsu Suning. Che calcio hai trovato? Come gestiscono loro i giovani? Ci sono delle differenze con la gestione italiana di questi?
«Ho pensato fosse giunto il momento di mettere a disposizione degli allenatori più giovani la mia esperienza. Così, grazie alla famiglia Spinelli e al Dg Peiani, ho iniziato la nuova esperienza a Livorno. Ora, sto facendo "gavetta"a 10.000 km da casa, sacrificando gli affetti famigliari, ma sempre carico di passione ed entusiasmo. Il Calcio cinese vive di grande difficoltà organizzative. La causa sono principalmente la grandezza del territorio e il sistema scolastico. A dicembre si passa dalle temperature rigide del nord -30gradi, a quelle più calde del sud +30 gradi, per esempio, oppure alle città immense (Nanjin ha circa 9.000.0000 di abitanti) e non bastano 2 ore per raggiungere il centro sportivo di allenamento (i club sono obbligati ad ospitare tutti i tesserati in convitti o in hotel). Questi sono solo alcuni piccoli esempi, delle difficoltà logistiche ma poi, ci sono quelle tecniche, perché i sistema scolastico complesso, fa sì che fino a 12 anni, i bimbi possano far calcio solo all'interno,della scuola e quindi la loro crescita individuale e' lenta e poco efficace.»
Come ti immagini Fulvio Pea in futuro? In panchina come allenatore o in "ufficio"?
«Nel mio percorso professionale ho una costante: ogni 7/8 anni ho sempre cambiato ruolo, questo vuol dire che per un po' di tempo, proseguirò in questo nuovo ruolo che mi affascina e mi regala molte soddisfazioni. La panchina quindi fa parte del passato e l'ufficio, può ancora attendere.»