«Non siamo il Barcellona o il Real Madrid ma dobbiamo fare della corsa il nostro punto di forza». Cosi Fabio Caserta ha esordito nell'intervista fattagli virtualmente dai tifosi nel primo appuntamento dell' iniziativa #30minuticonlevespe - «Il modulo è relativo, l'importante è l'atteggiamento e la voglia con cui si scende in campo. Difesa a 3 o a 4 non fa differenza, noi non giochiamo con un modulo fisso ma abbiamo bisogno di trovare più soluzioni per adattarci meglio anche al gioco dei nostri avversari, partita per partita, e cercare di affrontare senza troppe difficoltà un campionato importante e anche molto lungo – ha continuato il trainer - Questa squadra se gioca con la stessa cattiveria e concentrazione di Pagani può dare fastidio a tutti e disputare una buona stagione».
Nel match di sabato scorso contro la Paganese, la Juve Stabia ha conquistato la sua prima vittoria stagionale, allontanandosi dalle sabbie mobili dei playout: «La vittoria nel derby, sicuramente, ti dà morale e ti fa lavorare con più serenità ma, come abbiamo archiviato il secondo tempo contro il Trapani, dobbiamo accantonare anche questo risultato e pensare alla prossima sfida con il Fondi. Bisogna lavorare sodo per migliorare in tutte le cose che si fanno e colmare alcune lacune tecniche che ancora esistono – ha asserito il mister gialloblu - per questo ho bisogno di avere a disposizione tutti i ragazzi, compresi quelli del settore giovanile. Tutti i miei calciatori sono importanti e anche chi non parte titolare, ma subentra a partita in corso, deve farsi trovare pronto e dare il massimo. Quello che conta per me è il gruppo».
Caserta, in 1800 secondi, ha spaziato su diversi argomenti ritornando con la mente a quando era lui a calcare l'erbetta con i tacchetti. «Dell'attuale rosa, mi rivedo in Mastalli che è il prototipo
del calciatore vero – ha affermato- Non solo la domenica o durante i match ma anche durante la settimana si allena sempre al massimo senza perdere mai la concentrazione e non c'è cosa più bella per un allenatore. Io, però, sono nato trequartista e credo che Berardi si avvicini di più a questa mia caratteristica».
Il goal più bello in carriera? «Quello che mi porto dentro è il goal fatto con la casacca del Catania nel derby con il Palermo, ma altrettanto bella è stata la rete segnata nel match della Juve Stabia contro il Cittadella. Quello importante veramente, per come è arrivato, però è il 2-2 contro la Nocerina che ci permise di portare punti pesanti a casa».
Da calciatore ad allenatore...«L'idea di allenare mi è sempre piaciuta anche se comporta maggiori responsabilità rispetto all'essere calciatore perchè devi cercare di amalgare, soprattutto mentalemnte, un intero gruppo portandolo a lottare per lo stesso obiettivo. Ho avuto la fortuna di lavorare con diversi allenatori che, a modo loro, mi hanno insegnato tanto e quindi cerco di prendere il meglio da ognuno di essi per poi trasmetterlo ai calciatori che ho in squadra».
Nelle battute finali, inoltre, il tecnico della squadra stabiese si è soffermato sulla questione “stadio”, che sta costringendo le Vespe ad allenarsi allo Stadio Comunale di Casola e a giocare le gare in casa al “Pinto” di Caserta, almeno fino alla gara con il Rende del 28 Ottobre. «Lo stadio per noi è fondamentale e non giocare in casa ci crea diversi problemi – ha dichiarato - Non avere il nostro pubblico e la tifoseria qua a Castellammare sicuramente ci penalizza su diversi punti di vista, perchè la loro spinta ha sempre influito sugli avversari. Spero di ritornare al più presto al Menti, il nostro fortino».