Piero Braglia è nella storia. Con il suo Cosenza l’ex tecnico toscano ha ribaltato il risultato della semifinale di andata contro il Südtirol, grazie alla rete al 94' dell'ex Baclet. I tifosi ora sognano la promozione, ma è ancora presto per cantare vittoria, dato che i lupi rossoblù alla finalissima di Pescara dovranno vedersela con il Siena, reduce dalla vittoria conquistata alla lotteria dei rigori sul Catania di Lucarelli. Guarda caso, sette anni fa al Menti andò in scena quest'oggi il primo atto della finale play-off contro l'Atletico Roma di Chiappara. Le vespe di Braglia furono reduci dal pareggio del Vigorito, siglato su rigore da Tarantino che valse il passaggio del turno. Il giorno della finale di andata al Menti non mancarono le proteste a causa di diversi episodi non concessi a favore dei gialloblù dalla terna arbitrale, tra cui una posizione inesistente di fuorigioco di Ciotola ed un clamoroso fallo in area ai danni di Raimondi non fischiato dal direttore di gara.
Nei minuti finali del primo tempo si accesero le prime polemiche: al 33’ un calcio d’angolo a favore dei laziali per un tocco inesistente del portiere stabiese e dopo 10 minuti di gioco , dopo un inserimento di Cazzola che andò via sulla destra e mise la palla al centro dove probabilmente venne intercettata con un braccio dal difensore Doudou. Per l’arbitro però fu tutto regolare. Nella ripresa gli ospiti si fecero più pericolosi: al 18’ Colombi parò in due te
mpi il tiro di Franceschini, in seguito ad un azione di contropiede. Dopo una mezz’ora priva di fasi salienti, Raimondi provò ad entrare in area, ma venne atterrato da Franchini. Per il sig. Di Paolo della sezione di Avezzano fu simulazione e l’attaccante stabiese venne ammonito tra i fischi, le perplessità e la rabbia dei tifosi e della panchina gialloblù.
Proteste non solo in campo, ma anche sugli spalti. Infatti, oltre ad i rispettivi giocatori, la squadra laziale giunse a Castellammare con una scorta di forze dell’ordine, affinchè fosse garantita la sicurezza per i tesserati giunti dalla capitale. Una decisione che lasciò perplessi molti tifosi e dirigenti stabiesi, ritenuta eccessiva. Perfino gli addetti stampa della Juve Stabia nel tentativo di organizzare la conferenza post partita venivano fatti allontanare dagli ispettori della Lega. Il patron Manniello non riuscì a starsene in silenzio e a fine partita tuonò ai microfoni di Rai Sport: «Non sono qui per polemizzare, ma, se deve andare in Serie B l’Atletico Roma, ci vada. Hanno gli appoggi politici e noi ci siamo stancati. Vogliamo giocare un calcio pulito. Mi assumo le mie responsabilità di quanto detto. Se vogliono squalificarmi, lo facciano. Lo pratichino loro questo calcio».
Fu tutto da rinviare alla partita di ritorno presso lo Stadio Flaminio di Roma, attualmente abbandonato al suo destino, per centrare con le unghie e con i denti un obiettivo atteso da 60 anni.