Il passaggio tanto atteso delle quote da Cesarano alla «triade» salernitana non c'è stato. Dopo un martedì di passione e di attesa, l'imprenditore di Vallo della Lucania resta socio di maggioranza del club gialloblù, ed all'orizzonte non sembrano esserci, almeno in tempi brevi, spiragli per il cambio di rotta di una società che, negli ultimi anni, ha vissuto fin troppe tensioni, tra soci presunti e reali, i problemi di bilancio e di iscrizione, ed una lotta per la salvezza che, quest'anno, rischia di pagare dazio per le scelleratezze della scorsa estate. Il quadro, a quanto sembra, è tutt'altro che esaltante. «Una cosa possiamo dirla - spiega l'amministratore Giovanni Gregorio - e cioè che Cesarano si è reso disponibile su tutto. Quando siamo andati dal notaio ha cercato di agevolarci in ogni modo, ma la verità è che il passaggio di quote non può esserci. Il notaio ha infatti rilevato una sentenza del tribunale dello scorso settembre, che ci impedisce di iscrivere nuovi soci, e di trasferire quote. Abbiamo le mani legate». Mani legate, tanto per capirci, dall'ormai famosa, e soprattutto annosa, vicenda del pignoramento delle quote del club da parte degli ex calciatori Ambrosi e Delle Vedove che, dal giugno 2006 sembra minare il futuro della società di via Cosenza. Una vicenda che va chiarita con attenzione, essendo in pratica oggetto di ben tre contestazioni da parte degli ex idoli del Menti. Nel 2006, infatti, i due giocatori decidono di bloccare le quote di proprietà di Paolo D'Arco, per crediti vantati nei confronti dell'ex dirigente. Nello stesso anno, però, l'iscrizio
ne della Juve Stabia al campionato di C1 è garantita da Michele Cesarano che, in questo modo, diventa proprietario al 50% con l'ex D'Arco. Il tentativo di contestazione dei calciatori è, però, successivo alla cessione, e a Cesarano è riconosciuta la buona fede. Ma nel frattempo i debiti della Juve Stabia sono cresciuti, e così, Cesarano, amministratore delegato, convoca, nel dicembre 2006 l'assemblea in cui, lui stesso e D'Arco decidono per l'aumento di capitale, necessario a ripianare la perdita che aveva annullato il capitale sociale stesso. Anche in questo caso, Ambrosi e Delle Vedove impugnano la convocazione. L'assemblea viene considerata valida dal perito incaricato dal tribunale di effettuare una reale valutazione sulla società, e così, essendo Cesarano l'unico a versare quanto stabilito, diventa proprietario al 100%. Da qui un continuo susseguirsi di rinvii per la causa dei due calciatori. A giugno del 2007 il passaggio di quote, circa il 13%, da Cesarano a De Rosa, Feola e Gregorio. Gli avvocati dei due calciatori ad agosto chiedono ed ottengono la sentenza che, ad oggi, impedisce ulteriori cambiamenti nel registro dei soci, e che frena l'uscita di scena di Cesarano. Il tutto in attesa della seconda causa, quella del trasferimento delle quote da D'Arco a Cesarano che, paradossalmente, fosse vinta da Ambrosi e Delle Vedove, riscriverebbe d'un tratto la storia recente del sodalizio gialloblù. Ma in molti si chiedono: come mai solo ieri si è saputo della sentenza che blocca il passaggio di quote, essendo Feola anche avvocato di parte nella causa con Ambrosi e Delle Vedove?