Due anni e quattro mesi di reclusione. E’ la condanna in primo grado, emessa dai giudici del Tribunale di Torre Annunziata, nei confronti di C.A.. Si tratta della presunta usuraia stabiese, finita lo scorso anno al centro di una storia di strozzinaggio ai danni di una donna del posto. Nella requisitoria, il pm Sergio Raimondi aveva chiesto la pena di tre anni e sei mesi. I magistrati hanno invece deciso di ridurre la condanna a due anni e quattro mesi.
Diversi sono i testimoni sentiti dai magistrati durante le fasi del processo. Tra tutti, diversi commercianti stabiesi che sarebbero finiti nel giogo degli strozzini. La donna, secondo l’accusa, avrebbe imposto ad un’altra donna tassi imponenti, chiedendo la restituz
ione di circa 15mila euro, a fronte di un prestito iniziale di meno di 10mila. Il pm, nelle varie udienze del processo, ha ascoltato il figlio e la nuora della presunta vittima di usura. Entrambi, da anni residenti al Nord, sono venuti a conoscenza dei fatti soltanto telefonicamente. La vittima – secondo quanto emerso dall’esito dell’inchiesta – avrebbe consegnato ogni mese buste con i soldi (700 euro) ad un macellaio e ad un salumiere. Due negozianti di fiducia dove poi, C.A., sarebbe andata a ritirare la “rata” imposta.
La vicenda riaccende i riflettori sull’allarme usura, che continua a preoccupare non poco i cittadini e i commercianti di Castellammare e del territorio dei monti Lattari.