La ferita aperta dal recente scioglimento dell’assise cittadina di Castellammare di Stabia continua a provocare scosse sismiche nella politica locale e regionale. Al centro del contendere c'è la ricostruzione delle motivazioni che hanno portato il Ministero dell’Interno a decretare la fine anticipata dell'amministrazione comunale.
A far esplodere la polemica sono state le affermazioni dell’onorevole Arturo Scotto, parlamentare e commissario locale del Partito Democratico, secondo cui la misura d'emergenza sarebbe fondata su «fatti concreti» che lo stesso primo cittadino avrebbe in qualche modo ammesso «tra le righe». La replica dell'ex sindaco Luigi Vicinanza non si è fatta attendere ed è arrivata con toni netti e senza sconti.
«Un falso pronunciato da un parlamentare dem che pure ha una storia politica rispettabile. “Tra le righe” non ammetto nulla. Perché non c’è nulla da ammettere. Anzi», incalza Vicinanza, ribadendo di aver espresso le proprie posizioni in una conferenza stampa pubblica con cui ha annunciato il ricorso al Tar contro la relazione ministeriale. «Ho contestato punto per punto ciò che è scritto nell
a relazione del ministro dell’Interno Piantedosi, unico atto finora noto. Mi auguro che l’on. Scotto abbia avuto la pazienza di ascoltare ciò che ho detto e di non essersi limitato al chiacchiericcio di terza mano».
L'ex primo cittadino lancia poi una stoccata sulla disponibilità al confronto sbandierata dal commissario dem: «Sto ancora pazientemente aspettando dove, come, quando. Sia chiaro però: purché sia una discussione seria e soprattutto vi sia coerenza tra ciò su cui si è d’accordo e ciò che si dichiara in pubblico».
Il caso stabiese si inserisce in un dibattito più ampio che sta dividendo lo stesso Partito Democratico sulla revisione della normativa sugli scioglimenti per mafia. Vicinanza cita infatti le prese di posizione di diversi esponenti dem della commissione Antimafia, del Consiglio regionale della Campania e dell'ANCI, concordi nell'esigenza di correggere una legge ritenuta inefficace e punitiva. Una convergenza che porta l'ex sindaco alla conclusione più amara: «Insomma, a Castellammare e anche lontano da Castellammare, appare chiaro chi è il mandante di un “delitto politico” che non fa onore al PD».