Il sindaco Cimmino ha partecipato “quale testimone di nozze di un componente di una locale famiglia mafiosa, di cui alcuni appartenenti risultano affidatari di lavori e servizi da parte del Comune”. Questo è un dato che emerge dalle motivazioni che hanno indotto il Ministro dell’interno Luciana Lamorgese a proporre lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. In particolare, il Viminale evidenzia “la presenza pluridecennale del sindaco nell’amministrazione cittadina”, avendo “più volte ricoperto la carica di consigliere comunale e nel 2007 anche quella di vicesindaco”, e segnala “consolidati rapporti con alcuni soggetti legati alla criminalità organizzata, che hanno poi beneficiato di pubblici affidamenti”. Un aspetto che coinvolge anche il consiglio comunale nel suo insieme, in cui figurano “amministratori gravati da pregiudizi di polizia, strettamente legati alle locali organizzazioni mafiose o riconducibili per legami familiari ad esponenti dei clan camorristici”.
Viene posta in particolare rilievo la posizione di “due assessori che hanno avuto stabili rapporti con quella parte dell’imprenditoria locale vicina alle consorterie criminali ed interessata all’acquisizione di pubbliche commesse”. Ci sono chiari riferimenti anche all’episodio dell’applauso al presidente del consiglio appena nominato, che ha ringraziato il padre deceduto, condannato in passato per con
corso esterno in associazione mafiosa, ricevendo “gli applausi e la solidarietà dei consiglieri presenti in aula”. Ma lo scenario è molto più ampio e descrive un Comune malato soprattutto per la gestione dirigenziale di alcuni settori chiave, come quello dei rifiuti e del cimitero, tematiche che saranno affrontate più nel dettaglio nelle prossime ore.
Iregolarità e anomalie sono state segnalate anche nelle procedure di gara per l'affidamento di gare ed appalti, come quello per una spiaggiia libera attrezzata, per la pulizia degli immobili comunali e di custodia dei bagni pubblici, nonchè in diversi affidamenti diretti. L'inerzia e l'assenza di una politica d'indirizzo da parte degli organi dell'amministrazione comunale è stata segnalata anche per quanto attiene all'abusivismo edilizio le cui azioni di contrasto si sono limitate esclusivamenle al piano formale.
Uno scenario complessivo, che ha indotto il Prefetto e successivamente il Ministro a proporre lo scioglimento e ad affidare la gestione dell’ente ai tre commissari straordinari per i prossimi 18 mesi, a causa di vicende che hanno determinato “lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività”, rendendo “necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità”.