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Castellammare - Scioglimento del consiglio comunale: focus sugli scrutatori, parentele sospette con i clan

Le nomine 2025 al centro di approfondimenti per presunti legami familiari con esponenti dei clan. Una vicenda che aveva già acceso lo scontro politico e portato a esposti in Procura.


Ci sono anche le nomine degli scrutatori per i referendum abrogativi sul lavoro del 2025 tra gli episodi passati al vaglio della commissione d'accesso che ha contribuito a delineare il quadro sfociato nello scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni della criminalità organizzata. Un capitolo che riporta al centro una vicenda già esplosa nei mesi scorsi, tra polemiche politiche, esposti e richieste di approfondimento da parte della magistratura. Gli ispettori avrebbero evidenziato come, nell'ambito delle designazioni degli scrutatori, siano stati individuati nove casi ritenuti meritevoli di ulteriori verifiche. Si tratta, secondo indiscrezioni relative al dossier, di persone legate da rapporti di parentela con appartenenti ai clan D'Alessandro e Cesarano. Tra queste figurerebbero anche familiari di un killer di camorra e di un collaboratore di giustizia. La vicenda non nasce con le indagini della commissione d'accesso. Già durante la fase delle nomine il tema aveva provocato un duro confronto all'interno della politica cittadina. A sollevare pubblicamente la questione era stato il consigliere comunale di opposizione Antonio Cimmino, che aveva chiesto l'invio dell'elenco completo degli scrutat

ori alla Procura di Torre Annunziata affinché fossero svolti gli accertamenti ritenuti opportuni. Un'iniziativa che, successivamente, venne accolta. Il caso finì inoltre al centro di un esposto indirizzato a diverse istituzioni: dalla Procura di Napoli a quella di Torre Annunziata, passando per la Prefettura di Napoli, il Ministero dell'Interno e la Commissione parlamentare Antimafia. Nella relazione viene ricostruito anche il contesto politico in cui maturarono quelle scelte. Al centro dell'attenzione c'è il metodo utilizzato per la selezione degli scrutatori. La decisione della commissione elettorale comunale di procedere con nomine dirette per una parte degli incarichi, anziché ricorrere esclusivamente al sorteggio pubblico, aprì infatti una frattura all'interno della stessa maggioranza. I consiglieri Nino Di Maio, Maurizio Apuzzo e Luigi Fiorenza manifestarono apertamente la loro contrarietà, sostenendo che l'unico criterio in grado di garantire imparzialità e trasparenza fosse quello del sorteggio integrale. Una posizione che oggi torna d'attualità alla luce delle valutazioni degli ispettori che hanno esaminato la vicenda nel più ampio quadro delle verifiche culminate nello scioglimento dell'ente.


giovedì 23 luglio 2026 - 08:46 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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