Il 2020 è stato un anno molto difficile che verrà raccontato attraverso i libri di storia. La pandemia da Coronavirus che ha travolto e messo sotto scacco il mondo intero ha avuto ed avrà delle conseguenze devastanti in ogni ambito delle nostre vite. E la nascita della vita stessa subirà complessi cambiamenti. Secondo alcuni dati ISTAT a causa dell'effetto Covid, che ha destabilizzato l'economia e sottratto sicurezza e stabilità economica a molti giovani, nasceranno migliaia di bambini in meno. Nascere di questi tempi non è certo semplice ed è una gioia mista a paura, ma non per questo bisogna mollare, la nascita di nuove vite deve andare avanti. Non dobbiamo mollare, proprio come ci dice la Dottoressa Eutalia Esposito, primaria del reparto ginecologia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.
Dottoressa, quante nascite ci sono state nel 2020 al San Leonardo?
Ad oggi (lunedì 7 dicembre, ndr) sono 781 le nascite, a dispetto delle 876 dello scorso anno quindi ben 95 nascite in meno, di cui il 13% parti cesarei primari. E il punto di riferimento dato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità è il 15% mentre in Italia si ha il 20%. Quindi, noi siamo ampiamente al di sotto del livello consigliato. Noi il parto lo gestiamo solo con tecniche libere, non lo meccanizziamo.
Qual è stato il momento più difficile quest'anno per lei e per la sua equipe?
Il mio momento personale più difficile non dell'anno, ma forse della mia carriera, l’ho vissuto proprio in questo 2020, nonostante abbia avuto una carriera con molte difficoltà. Quaranta anni fa, ad esempio, quando ho cominciato nel reparto di Ginecologia di Castellammare non mi volevano perchè ero donna. Ho cominciato la mia carriera in un periodo dove la gente non voleva farsi visitare o operare dalle donne. Nonostante sia stata così tanto osteggiata non mi sono mai arresa perchè il mio obiettivo era ed è quello di far nascere vite e non mi potevo arrendere. Ma dopo tutte le difficoltà, il momento più brutto di quest'anno coincide con il mio momento più brutto di sempre. Ed è stato quando in ospedale abbiamo avuto la gravida, che ha partorito poi qui lo scorso 18 marzo, con sospetto Covid. La donna ha subito messo in chiaro la sua problematica, ha detto che aveva l'appuntamento per il tampone proprio la mattina seguente e subito abbiamo eseguito tutto come da protocollo. La mia equipe ha sempre indossato tutti i dispositivi di sicurezza: tute, guanti, mascherine e schermo protettivo. Inoltre, tutto il reparto era già monitorato e in grado di gestire la situazione. Ed era già attivo il percorso sanitario che io, il 12 marzo, avevo tramite PEC inviato al responsabile sanitario. In sicurezza, la signora partorisce con taglio cesareo d'emergenza, quando in seguito il tampone risulta positivo, viene trasferita all'Ospedale di Boscotrecase. Come prova di ciò che dico c'è il fatto che dopo mesi, perlomeno fino al mese di giugno, non abbiamo avuto nel nostro reparto medici, ostetriche e infermieri positivi al Coronavirus. Quindi la signora non aveva potuto infettare nessuno, però poi io sono stata vittima dei social e messa alla gogna mediatica. Non vedevo i miei figli, che sono ginecologi anche loro e vivono in altre città d'Italia, da ben 6 mesi e anche loro sono stati travolti dalla valanga di notizie sul mio conto. Prima di sentire me hanno letto che ero stata arrestata e che stavo per appendere il mio camice al chiodo. Secondo lei, come mi dovevo sentire? Sono stata molto male. Sono stata lasciata sola e come potevo difendermi? Io sapevo solo che la mia professione l'ho sempre svolta con amore e con passione. Io e la mia squadra, allora abbiamo vissuto momenti particolari. Anche i miei colleghi sono stati male. In quel periodo nessuno sapeva come muoversi durante il Covid, era all'inizio, tutti ne avevano paura ma nessuno sapeva. Per me è stata una cosa devastante. Si è arrivato al ridicolo quando un tizio che vive in Emilia- Romagna scriveva che era preoccupato per i suoi parenti a Castellammare. Lì io, il mio reparto, la mia squadra ci siamo ripresi e abbiamo deciso di ripartire. Però il nostro dispiacere più grande è stato quello di vedere che le donne non venivano più a partorire qua da noi. E ci tengo a dire che adesso l'ospedale non è chiuso. Il reparto maternità di Castellammare di Stabia è aperto. In sostanza, il nostr
o momento più critico è stato questo, perchè il nostro obiettivo è la donna: noi la accogliamo quando arriva, la accarezziamo, le stiamo vicino psicologicamente. E sapere che alcune di loro che abbiamo seguito per tutto il percorso della gravidanza si trovavano spaesate in posti nuovi per noi è stato un dispiacere grande.
E invece, dottoressa, qual è stato il momento più bello del reparto quest'anno?
Eh non glielo so dire, perchè per noi ogni giorno, ogni momento in cui nasce una vita è un momento bello. Non è una frase fatta. Quando nasce un bambino io sono entusiasta. Adesso nel reparto abbiamo una donna in procinto di partorire. È un parto gemellare e io non vedo l'ora di veder nascere queste due nuove bambine. Io sono felice, non so come dire. È semplice. Il momento più bello è quando vedo vicino ad una mamma apparire la testa di un nuovo nato. Un momento bello è ogni volta che sono in sala parto, lì sono al settimo cielo. È una vita che mi emoziono così.
Quali sono state le difficoltà nel far nascere i bambini in questo brutto periodo?
Le difficoltà incontrate in questo periodo ci hanno fatto riflettere e ci hanno dato maggior percezione sulle emozioni e sulle sensazioni dell'essere umano. La difficoltà più grande è la mancanza del padre all'interno della sala parto o qualcuno caro alla partoriente. Nella nostra cultura la nascita di un bambino è vissuta come grande festa, con gioia. Un evento a cui partecipa tutta la famiglia ed è sempre stata concepita così, invece adesso la donna resta sola. Noi non l'abbiamo abbandonata mai, però la presenza della famiglia manca. Noi facciamo vedere il bambino sul pianerottolo solo al padre. Però ci stiamo adoperando per migliorare un po' la situazione. Ci è stato donato un tablet con cui prossimamente si potrà videochiamare dalla sala parto l'altro genitore. Non è ancora attivo ma regaleremo presto questa possibilità, almeno fin quando non ne usciremo del tutto. Lo facciamo perchè crediamo che non si può dividere una coppia in un momento così bello e delicato.
Quali sono i consigli che si sente di dare alle donne che sono in procinto di partorire?
Quello di non aver paura! Prima cosa di proteggersi con le direttive dell'Istituto di Sanità. Fare tutto quello che serve per proteggersi e poi avere tanto tanto ottimismo. Perchè supereremo anche questo. Chiaramente, sempre facendo il nostro dovere e dobbiamo impegnarci a difendere noi stessi e chi ci sta vicino. Però dobbiamo avere ottimismo, la vita non può finire con il Covid, assolutamente. La vita, il sociale, l'economia, la nostra salute non possono finire con questo virus. Non dobbiamo mollare, questo è! Non molliamo e se combattiamo ce la facciamo. Per me la donna incinta è sacra, la vita è sacra! Io ho l'obiettivo di far nascere vite e con un obiettivo così forte, come si fa a crollare? Non si può! E voglio dire anche un’altra cosa, voglio dire che non si muore solo di Covid. Quando conteremo i morti, non trascuriamo anche quelle persone che sono morte perchè sono state trascurate e non sono state curate a causa del Covid. Noi al Covid ci dobbiamo pensare, ma pensiamo anche che non ci può fermare.
Ecco, a proposito di nuove vite, dottoressa si parla di migliaia di nascite in meno a causa del Covid. Quali sono i consigli a chi ha messo da parte l'idea di mettere al mondo un bambino a causa delle difficoltà procurate dal Covid?
Sono più di 450 mila solo quest'anno le nascite che si prevede non avverranno. E il prossimo anno saranno ancora di più. Allora, a volte una famiglia non fa un figlio solo perchè non sa se domani gli può dare da mangiare. Ci vuole un'efficace politica per la famiglia. Essa deve dare sostegno anche alle donne. Cioè, se ad esempio abbiamo una casalinga a lei non è che le dò un piccolo assegno familiare sullo stipendio del marito ma le dò un reddito personale. Per far si che anche lei stia serena nel momento in cui decide di fare un figlio. Ci vuole una politica di sostegno economica per le famiglie. Sosteniamo la famiglia anche da un punto di vista territoriale, si deve fare di più per le famiglie italiane. Bisogna supportare soprattutto la donna di una famiglia.