La panchina degli artisti non esiste più. Quel baluardo letterario che nel maggio del 2021 era stato inaugurato sul lungomare di Castellammare di Stabia, di pari passo con il "Viale degli Artisti", è stato letteralmente cancellato. Nata da un'intuizione dell'ex vicesindaco Lello Radice, scomparso nel 2019, e realizzata dalla giunta guidata dal sindaco Gaetano Cimmino (in sinergia con l'assessore Noemi Verdoliva) in sua memoria, l'opera doveva essere il salotto della cultura stabiese, custode dei versi di Raffaele Viviani e Annibale Ruccello votati dai cittadini. Oggi di quel riscatto identitario non resta nulla: le frasi degli autori sono svanite, la struttura è coperta da un po' vernice spray, e l'intera area versa in un degrado totale. Un'estinzione dettata dall'incuria: una ferita aperta nella villa comunale che certifica come Castellammare spesso faccia fatica a proteggere la propria bellezza e la propria storia. Eppure, quella panchina aveva raccontato un momento di partecipazione e orgoglio. Il Comune aveva chiamato a raccolta la cittadinanza attraverso un sondag
gio pubblico: erano stati i residenti a scegliere quali aforismi e quali versi imprimere su quella seduta speciale. Doveva essere un tributo all'anima teatrale e viscerale di una città che ha dato i natali a giganti della drammaturgia nazionale. Soprattutto, doveva essere un monumento vivo a Lello Radice, uomo che al teatro e alla diffusione della cultura locale aveva dedicato la vita intera, prima tra le poltrone del Supercinema e poi nelle stanze del Municipio. Oggi, quel percorso della memoria si è trasformato in un vicolo cieco dell'incuria. Le parole dei poeti sono svanite, sbiaditi i pochi caratteri superstiti fino a renderli illeggibili. Camminando oggi nella villa comunale, nessun passante o turista potrebbe mai immaginare che quel blocco di pietra imbrattato avesse una funzione celebrativa. Il Viale degli Artisti è naufragato nel disinteresse generale. Resta l'amarezza per un'idea che è durata lo spazio di una stagione, lasciando al suo posto la testimonianza di come, talvolta, un'opera bella diventi un ospite transitorio anziché un patrimonio da difendere a ogni costo.