Politica & Lavoro

Castellammare - La spiaggia al centro delle verifiche: autorizzazioni, controlli e affidamenti sotto la lente degli 007

La gestione dell'arenile segnata da anomalie amministrative, verifiche ritenute insufficienti e presunte correlazioni con ambienti ritenuti vicini alla criminalità organizzata.


La gestione della spiaggia libera di Castellammare di Stabia sarebbe stata uno dei capitoli più delicati dell'attività di verifica svolta dagli 007 che hanno passato al setaccio il Comune prima dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche. È quanto emerge dalle indiscrezioni sul lavoro della commissione, che avrebbe ricostruito una fitta sequenza di anomalie nelle autorizzazioni amministrative, nei controlli sul demanio marittimo e negli affidamenti dei servizi balneari, delineando un sistema ritenuto vulnerabile ai condizionamenti della criminalità organizzata.

Secondo quanto si apprende, uno degli approfondimenti avrebbe riguardato il percorso amministrativo seguito da un'attività per attrezzature balneari. L'attenzione dei commissari si sarebbe concentrata sul fatto che una Segnalazione certificata di inizio attività, presentata per una tipologia di esercizio diversa da quella poi concretamente svolta, avrebbe comunque prodotto effetti immediati, consentendo l'avvio dell'attività prima che gli uffici ne accertassero la non conformità. Solo in un momento successivo la pratica sarebbe stata archiviata, ma nel frattempo l'attività risultava già operativa.

Dalle verifiche sarebbe inoltre emerso che l'impresa era collegabile ad un parente di un soggetto già condannato in via definitiva per associazione mafiosa.

Le verifiche avrebbero poi ricostruito anche quanto accaduto durante alcuni sopralluoghi effettuati sulla spiaggia. In particolare sarebbero state riscontrate attrezzature balneari già posizionate sull'arenile prima dell'arrivo degli utenti, in contrasto con le modalità di utilizzo previste dal regolamento comunale. Secondo le valutazioni maturate nel corso degli approfondimenti, in quella circostanza vi sarebbero stati i presupposti per ulteriori iniziative anche sotto il profilo penale, che però non sarebbero state adottate.

È proprio questo passaggio che, stando alle indiscrezioni, viene considerato tra i più significativi. I commissari avrebbero infatti rilevato una serie di omissioni nell'attività di controllo, osservando come l'intervento si sarebbe limitato a imporre il ripristino dello stato dei luoghi senza procedere con ulteriori adempimenti che, secondo la ricostruzione, sarebbero stati previsti da

lla normativa. Una circostanza che avrebbe finito per consentire la prosecuzione dell'attività.

Più in generale, dalle verifiche emergerebbe un modello operativo nel quale gli uffici comunali avrebbero concentrato la propria attività prevalentemente sul controllo formale della documentazione amministrativa, senza accompagnare tali verifiche con accertamenti sostanziali sul campo. Anche quando sarebbero stati adottati provvedimenti di divieto alla prosecuzione dell'attività, questi, secondo quanto trapela, non avrebbero trovato un'effettiva applicazione, consentendo di fatto il proseguimento dell'esercizio commerciale.

L'attenzione della commissione si sarebbe estesa anche agli affidamenti dei servizi per la gestione della spiaggia libera durante la stagione balneare. Anche su questo versante sarebbero emersi elementi ritenuti meritevoli di approfondimento. In particolare, gli accertamenti avrebbero evidenziato che il titolare di una ditta avrebbe intrattenuto frequentazioni con soggetti ritenuti organici o contigui a diverse consorterie camorristiche operanti nell'area stabiese e nei comuni limitrofi. Circostanze che, pur non costituendo automaticamente elementi ostativi, vengono valutate dai commissari nell'ambito del più ampio contesto di analisi dei possibili condizionamenti della macchina amministrativa.

Sarebbero stati inoltre analizzati anche alcuni aspetti economici delle attività imprenditoriali coinvolte, con particolare riferimento a modalità di gestione ritenute atipiche e all'assenza di alcune ordinarie voci di costo, elementi che, secondo quanto si apprende, avrebbero indotto i commissari a ipotizzare ulteriori approfondimenti sul piano patrimoniale.

È proprio la lettura complessiva di questi episodi, più che i singoli fatti, a delineare lo scenario emerso dalle verifiche della commissione d'accesso. Autorizzazioni rivelatesi irregolari ma capaci di produrre effetti immediati, controlli ritenuti incompleti, provvedimenti rimasti senza concreta esecuzione, rapporti di parentela con esponenti della criminalità organizzata e frequentazioni considerate significative degli operatori economici coinvolti costituiscono, secondo quanto emerge dalle indiscrezioni, il quadro che avrebbe portato i commissari a tracciare ombre sul settore della gestione dell'arenile.


giovedì 23 luglio 2026 - 18:09 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



Gli ultimi articoli di Politica & Lavoro