Ancora la villa comunale, ancora atti vandalici. Sembra una maledizione quella che da mesi ormai sta interessando il lungomare stabiese. Lavori interminabili, fondi europei che sembrano svanire, mosaici appena rifatti che sembrerebbero sgretolarsi, auto che vi parcheggiano sopra. Ed oggi l'ultimo atto vandalico, in ordine di tempo: una lettera "s" di colore nero disegnata su uno dei mosaici appena inaugurati. Ancora da verificare se sia stata utilizzata delle vernice o se si tratta di materiale biodegradabile. Quello che è certo è che siamo di fronte ad un atto vandalico dei più vili. Un atto che deve essere punito, verificando le immagini delle telecamere di videosorveglianza poste in più punti su tutto il lungomare. Lo chiedono i cittadini, anche per dare un segnale al resto della città. Un segnale che faccia capire a queste persone che non la possono passare liscia, Castellammare non è una giungla. Se non si risalirà a chi ha compiuto questo gesto allora sì che siamo messi veramente male.
A chiedere giustizia è anche Emanuele D'Apice, esponente dell'Associazione "Castellammare Insieme" e referente cittadino del Coordinatore nazionale enti locali di Forza Italia, Severino Nappi.<
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«Quello che è successo - ha detto - non fa onore né a chi ha compiuto il vile gesto vandalico e né a tutta la popolazione stabiese che, inevitabilmente e senza alcun distinguo, la rende tutta complice e tutta colpevole agli occhi dell'opinione pubblica. Chi ha compiuto questo reato, perché di questo si tratta, va assicurato alla giustizia e processato per direttissima, come si farebbe in qualsiasi altra nazione della Comunità Europea. Castellammare, per rinascere veramente, deve iniziare a ricercare non solo l'esempio da seguire per riflesso condizionato, ma pretendere punizioni esemplari per i trasgressori delle leggi, che chiedono solo di essere applicate. Alle istituzioni tutte, infine, il compito di monitorare, identificare e arrestare - proprio come si farebbe con dei criminali, perché di tali si tratta, l'autore o gli autori di tali reati contro il Patrimonio pubblico. Azioni di contrasto durissime, facendo ricorso non solo agli uomini, ma anche agli strumenti tecnologici di ultima generazione, delle quali le forze dell'ordine territoriali sono state dotate, costate ai contribuenti milioni e milioni di euro di soldi pubblici e non sempre utilizzate per come dovrebbero» ha concluso D'Apice.