Castellammare di Stabia si trova di fronte a una delle occasioni più importanti degli ultimi decenni per ridisegnare il proprio futuro urbano. Il nuovo Piano Paesaggistico Regionale offre la possibilità di ridurre i vincoli su gran parte del territorio cittadino, mantenendo regole stringenti solo nelle aree collinari e montane. È un’opportunità che potrebbe sbloccare cambi di destinazione d’uso, accelerare gli investimenti e far ripartire uno sviluppo che la città attende da oltre trent’anni, dai tempi della crisi industriale che ha lasciato sul territorio capannoni abbandonati e spazi inespresso.
Il nodo cruciale resta la governance di questa opportunità. La finestra temporale per presentare osservazioni al Piano regionale è limitata, e ogni ritardo rischia di ridurre la capacità del Comune di influenzare decisioni decisive. Allo stesso tempo, il Piano Urbanistico Comunale, già approvato, non sembra allineato con le
indicazioni sovraordinate della Regione, con il rischio concreto di renderlo inefficace rispetto alle potenzialità offerte dal nuovo quadro paesaggistico.
La questione non è soltanto tecnica. Si tratta di stabilire una visione chiara dello sviluppo di Castellammare, capace di dare certezze a chi vuole investire e di restituire slancio a una città che ha accumulato anni di incertezze e rinvii. Senza un approccio attivo e coordinato, la città rischia di trasformare un’opportunità storica in una occasione persa, mentre il territorio rimane sospeso tra vincoli obsoleti e potenzialità inespresse.
Il tempo stringe, e il futuro urbanistico di Castellammare dipenderà dalla capacità dell’amministrazione di muoversi con decisione, integrando il Piano paesaggistico regionale nel proprio progetto di città, disegnando un percorso chiaro tra sviluppo, tutela del territorio e attrattività per investitori e cittadini.