Castellammare di Stabia si è svegliata scoprendosi ancora una volta fragile, stretta nella morsa della paura dopo una notte di maltempo che ha riproposto il dramma del dissesto idrogeologico. Un violento nubifragio è bastato a far scivolare dai rilievi collinari una colata di fango e detriti che ha invaso diversi quartieri, isolando i residenti della Madonna della Libera, sommergendo via Acton e bloccando per ore la Statale Sorrentina, con le gallerie completamente allagate. Lo scenario più impressionante si è consumato tra porto, area panoramica e centro storico, dove il terreno dilavato dai versanti montuosi ha trasformato lo specchio d'acqua in una distesa di melma, lasciando le imbarcazioni quasi "parcheggiate" su un denso tappeto fangoso. Al di là dei disagi alla viabilità, l'evento riapre una ferita profonda legata alla prevenzione strutturale. Sul tavolo restano
infatti i 10 milioni di euro destinati alla mitigazione del rischio e alla messa in sicurezza del Faito, risorse cruciali non ancora messe interamente a frutto per blindare i costoni e salvaguardare soprattutto il centro storico. L'attesa dell'esecuzione delle opere e della pulizia dei canali di scolo si scontra oggi con gli effetti evidenti del cambiamento climatico, che trasforma le prime precipitazioni autunnali in piogge concentrate e distruttive. Tra gli abitanti delle zone a ridosso della montagna la preoccupazione è altissima. Castellammare convive storicamente con un territorio complesso, ma la frequenza di questi episodi dimostra che il tempo delle attese è finito. Sbloccare i fondi e avviare il risanamento dei versanti montani è l'unico modo per proteggere la città e garantire che la prossima ondata di fango non si trasformi in qualcosa di irreparabile.