«Ma le telecamere non funzionano?». E' questa forse la domanda che si pongono molti cittadini di Castellammare all'indomani di un crimine commesso nella città delle acque. In realtà le telecamere sono attive e funzionano anche alla perfezione. Lo dimostrano gli arresti che sono arrivati nell'ultimo anni che hanno risolto gran parte dei casi. Dalla rapina al portavalori al Viale Europa passando per quella alla gioielleria dell'Annunziatella e finendo con il fermo della famiglia Fontana di qualche giorno fa. Le forze dell'ordine attive sul territorio, grazie alle loro intuizioni e grazie soprattutto al sistema di videosorveglianza presente in tutti i quartieri della città, hanno garantito arresti eccellenti. Il caso del raid commesso a dicembre del 2016 è solo l'ultimo risolto grazie al lavoro attento e preciso della Polizia di Stato. Quest'ultima, ricostruendo tutti i fotogrammi delle riprese effettuate, è stata capaci di assi
curare alla giustizia i colpevoli, tra cui anche due minorenni. Proprio in questa indagine indagine, le telecamere sono state determinanti in quanto hanno ripreso sia il momento della preparazione del raid che gli istanti successivi, quando G. Fontana provò ad uccidere Gaetano Cavallaro. Nelle indagini funziona così: bisogna attendere diversi mesi prima di poter ottenere un risultato. Bisogna essere certi e rivedere quelle immagini decine di volte prima di dare inizio ad un blitz. Ma, prima o poi, tutti i casi vengono risolti. Anche episodi di camorra, come la sparatoria al Centro Antico che rivelò un regolamento di conti per la vendita di droga. Le telecamere funzionano, quindi. Riprendono tutti e tutto così da rendere la città un po' più sicura. Chi si rende protagonista di un crimine, piccolo o grande che sia, difficilmente riuscirà a scamparla. E forse è quello che si augurano tutti i cittadini di Castellammare.