La città di Castellammare di Stabia si appresta ad accogliere circa 180 immigrati. I cittadini, come abbiamo documentato con le nostre interviste durante le scorse settimane, sono perplessi circa il buon esito della loro integrazione in un contesto sociale difficilissimo. Un argomento che questa mattina è stato oggetto di un confronto aperto organizzato da Fratelli d'Italia e Gioventù Nazionale di Castellammare di Stabia. «Il nostro obiettivo è confrontarci con la città ed il sindaco su un tema importantissimo – spiega Ernesto Sica, Coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia –, chiediamo risposte all’amministrazione al fine di trovare una soluzione condivisa ad una problematica evidente agli occhi di tutti. Noi di Fratelli d’Italia, nel dettaglio, riteniamo che il numero di immigrati assegnato alla nostra città sia eccessivo per il tessuto socio-economico della città, tanto più che in realtà i 180 immigrati andranno ad aggiungersi ad altri 30 già integrati. Sottolineo la nostra apertura all’accoglienza a patto che sia in minore in proporzione dato che le periferie, soprattutto quelle di Ponte Persica, via Schito e dell’Annunziatella, dove opera il Comitato Quartieri Uniti, ci hanno manifestato la loro preoccupazione dinanzi a questa situazione che va risolta nella maniera meno invasiva possibile. Sia chiaro, la nostra iniziativa non va strumentalizzata in quanto ci occupiamo di diverse problematiche ed oggi abbiamo aperto il dibattito alle diverse forze politiche per un confronto costruttivo». A sorpresa, a tal proposito, ha risposto presente anche il sindaco Antonio Pannullo che ha garantito il massimo impegno dell'amministrazione comunale affinchè vi sia piena integrazione degli immigrati. «Abbiamo già optato per diverse iniziative – sottolinea il primo cittadino stabiese –, in primo luogo lo Sprar che consente una razionalizzazione dell’accoglienza degli immigrati. Castellammare storicamente non può non risultare aperta ed accogliente, pertanto assieme alla Prefettura stiamo studiando la soluzione migliore per evitare che si verifichi una sorta di ghettizzazione sia dei migranti che di specifiche aree locali che in passato sono state oggetto esclusivo di queste situazioni. Siamo pronti in tal ottica ad accogliere famiglie provenienti da zone di guerra dislocandole in diverse zone della città e faremo in modo da farci trovare pronti sotto il profilo politico con operazioni mirate. Sono fiducioso, i cittadini possono dormire sonni tranquilli». Perplessità, invece, è stata espressa da Gaetano Cimmino, leader dell'opposizione di centrodestra in consiglio comunale. A suscitarne gli interrogativi è soprattutto il coinvolgimento in questa iniziativa di talune cooperative il cui unico scopo sarebbe, a suo dire, quello del mero profitto economico più che della vera integrazione. «Castellammare non dispone di un tessuto sociale tale da consentire l’integrazione di un numero tanto elevato di immigrati – dichiara l’ex candidato a sindaco –, noi non vorremmo che dietro questi progetti vi sia il desiderio di determinate persone di trarre un profitto economico piuttosto che mirare ad un obiettivo sociale. Bisogna supervisionare attentamente quanto accadrà per evitare che le Cooperative interessate possano speculare sugli immigrati, non possiamo trattare l&rsqu
o;argomento con leggerezza». Una soluzione non politica, bensì di cuore e cervello, è quella suggerita da Gennaro Torrese. «Questo problema è stato affrontato prima con il cuore – specifica il Presidente dell'ordine dei avvocati di Torre Annunziata –, perché non si può risultare indifferenti alla tragedia umanitaria che tocca queste persone, poi con la pancia ed ora toccherà al cervello. Non si può non ammettere che spesso gli italiani si siano sentiti invasi e privati di sicurezza e libertà in quanto in diverse circostanze gli accolti non fanno nulla per integrarsi realmente con il territorio, pertanto in questa fase dobbiamo cercare di operare con il cervello puntando ad un’azione basata su una regolamentazione europea dato che l’immigrazione non è un problema solo italiano. Dobbiamo cercare in particolare di creare sicurezza e lavoro nei loro paesi riducendo la quota in entrata solo a quel numero tale da consentire l’impiego in alcuni settori che non creino dissapori e tensioni con la cittadinanza». Ma le maggiori preoccupazioni per l'arrivo in città di un elevato numero di immigrati le hanno sollevate proprio i cittadini. Diversi i rappresentanti di associazioni e comitati di quartiere intervenuti al dibattito che hanno manifestato gravi e giustificate apprensioni per l'esito di questa operazione di accoglienza in considerazione del fatto che a Castellammare mancano le basi per consentire un vivere civile anche per gli stessi stabiesi. «La nostra associazione culturale non può non essere a favore dell’accoglienza – spiega Luca Fiore dell’Associazione Myo –, la linfa della cultura è proprio l’apertura verso l’altro. Il problema, nel dettaglio, è che la nostra città non è al momento pronta politicamente senza considerare il particolare che non sappiamo ancora se ci saranno riservati rifugiati politici o altre tipologie di persone. Nel Centro Antico, ad esempio, i cittadini dell’Est si sono integrati perfettamente al contrario dei Rom che creano diversi problemi ma che, non essendo censiti ed essendo comunitari, sono liberi di muoversi a proprio piacimento. Pertanto, se l’Amministrazione stabiese non è in grado di monitorare neanche lo smaltimento dei rifiuti, con noi che ci ritroviamo puntualmente a dover fare i conti con rifiuti ingombranti abbandonati proprio per consuetudine dai Rom non certo dagli stabiesi, non vedo come possano gestire l’integrazione di altri 180 immigrati». Sulla stessa lunghezza d’onda è Giovanni Ungaro. «Cerchiamo di far comprendere al sindaco che bisogna prima integrare le nostre periferie abbandonate a sé stesse – afferma il coordinare del Comitato Quartieri Uniti –, poi concentrarsi su altre tematiche come l’accoglienza. Se l’operato di Palazzo Farnese risulta fallimentare con noi stabiesi, come potrà essere all’altezza di queste persone? Tra l’altro mi chiedo come mai si sia mossa questa filiera in questa circostanza, mentre per anni il nostro grido di allarme per la questione fiume Sarno è rimasto inascoltato». La preoccupazione, tutt’altro che irreale, è che questi immigrati finiranno per rinfoltire le fila della criminalità o, nel migliore dei casi, si ritrovino ad elemosinare all'esterno degli esercizi commerciali della città.