Ventotto sorgenti, una storia lunga secoli e una ricchezza naturale che attende di tornare protagonista. A Castellammare di Stabia riparte il percorso per la valorizzazione delle acque minerali e termali, con l’amministrazione comunale impegnata a superare gli ostacoli burocratici e amministrativi che negli anni hanno rallentato il pieno recupero del patrimonio termale cittadino.
Nel cuore della sfida ci sono le Antiche Terme e il complesso delle fonti stabiesi: nel territorio comunale si contano infatti 28 sorgenti di acqua minerale e termale, di cui 18 all’interno dello stabilimento termale e 10 esterne. Un patrimonio considerato strategico per lo sviluppo turistico, ambientale ed economico della città.
L’obiettivo indicato dall’Ente è chiaro: «restituire alla cittadinanza la fruizione delle acque termo-minerali», attraverso un percorso capace di accompagnare la riqualificazione del complesso termale e del parco idropinico, trasformando le sorgenti in un elemento centrale dell’identità stabiese.
Per raggiungere questo risultato il Comune ha previsto un accordo quadro triennale di supporto specialistico ai procedimenti concessori delle acque minerali e termali, con un importo massimo del servizio pari a 120mila euro, a cui si aggiungono oneri e somme a disposizione dell’amministrazione per un totale di 154.895 euro.
La necessità nasce dalla complessità dell’iter autorizzativo che riguarda le fonti. Come evidenziato nella proposta alla bas
e della determina, l’Ente ha bisogno di competenze specifiche «nei procedimenti concessori, al fine di riattivare l’iter di rilascio delle concessioni ed autorizzazioni necessarie allo sfruttamento e alla distribuzione delle acque termali e minerali».
Un percorso che riguarda diverse concessioni rimaste ferme o non pienamente operative. Tra queste quella denominata «Chiusa ex Vanacore», affidata in custodia al Comune dalla Regione Campania nel 2016 e oggi attiva ma non produttiva, con scadenza prevista nel 2038. Restano inoltre da completare gli iter relativi alle sorgenti «Acqua della Madonna» e «Fonti Acidule Plinio», conosciuta anche come Acetosella.
Il documento comunale richiama anche la necessità di una strategia complessiva: la valorizzazione dell’acqua, infatti, non dovrà riguardare soltanto le singole fonti, ma l’intero sistema termale. L’obiettivo è creare «un’importante centralità urbana di attrazione turistica», capace di coniugare tutela ambientale, recupero storico e nuove opportunità di sviluppo.
La partita delle Terme torna così al centro dell’agenda amministrativa stabiese. Una sfida che passa attraverso autorizzazioni, concessioni e procedure tecniche, ma che guarda a un traguardo più ampio: restituire alla città un patrimonio che per decenni ne ha rappresentato uno dei simboli più conosciuti, riportando l’acqua al centro del futuro di Castellammare.