Arriva in Consiglio regionale della Campania una mozione contro la dismissione della tratta ferroviaria Castellammare di Stabia-Gragnano. Il documento, presentato dai consiglieri regionali di Alleanza Verdi e Sinistra Rosario Andreozzi e Carlo Ceparano, chiede la sospensione immediata delle procedure di chiusura della linea e la revoca del progetto di riconversione in sistema Bus Rapid Transit (BRT).
Al centro della richiesta vi è il ripristino della mobilità su ferro attraverso il recupero del progetto del tram leggero o del treno-tram metropolitano, considerato dai firmatari l’unica soluzione coerente con gli obiettivi europei di sostenibilità ambientale e mobilità integrata.
“Un patrimonio ferroviario storico da salvare”
Nella mozione si sottolinea il valore storico e infrastrutturale della linea ferroviaria che collega Castellammare di Stabia a Gragnano, inaugurata il 12 maggio 1885 come completamento del percorso iniziato con la storica Napoli-Portici.
Secondo i consiglieri regionali, la tratta rappresenta un patrimonio strategico per l’area vesuviana e per i Monti Lattari, anche in considerazione dei costi elevatissimi che oggi sarebbero necessari per realizzare una nuova infrastruttura ferroviaria simile.
Il documento ricorda inoltre che il 15 dicembre 2025 è stato emesso il decreto di dismissione del tratto ferroviario sospeso da circa quindici anni, una decisione definita “un grave errore economico e ambientale”.
Critiche al progetto Bus Rapid Transit
Nel mirino della mozione c’è soprattutto il progetto regionale di riconversione del sedime ferroviario in una strada dedicata a un sistema Bus Rapid Transit con mezzi elettrici.
Secondo quanto riportato nel documento, la Regione Campania avrebbe progressivamente accantonato il precedente progetto del tram leggero previsto nel Contratto istituzionale di sviluppo del 2022, puntando invece su una soluzione ritenuta più economica e veloce da realizzare.
Per i firmatari della mozione, però, trasformare una sede ferroviaria in un’infrastruttura su gomma significherebbe “declassare&
rdquo; una linea ad alta capacità, esponendola nel tempo anche al rischio di apertura al traffico ordinario.
La critica si inserisce in un quadro più ampio legato alle politiche europee sulla mobilità sostenibile. Nella mozione viene infatti ricordato che il Consiglio dell’Unione Europea, nelle conclusioni del giugno 2021, ha indicato il trasporto ferroviario come elemento centrale della mobilità intelligente e sostenibile.
L’idea del “Treno dell’archeologia”
Tra i punti centrali del documento c’è il rilancio del progetto di treno-tram metropolitano, ribattezzato “Treno dell’archeologia”.
L’ipotesi progettuale immaginata collegherebbe Pozzuoli, Napoli, la Linea 2 della metropolitana, Pietrarsa, i comuni vesuviani, il porto di Marina di Stabia e il litorale stabiese fino a Gragnano.
Secondo i promotori della mozione, il sistema potrebbe rappresentare un importante volano turistico e occupazionale, creando connessioni strategiche con Pompei e Salerno e offrendo una valida alternativa alle criticità croniche della Circumvesuviana.
“Manca il confronto con i territori”
Nel testo vengono inoltre contestate le modalità con cui si starebbe procedendo verso la dismissione definitiva della linea.
I consiglieri parlano infatti di un’assenza di confronto pubblico con le comunità locali e con i comuni interessati, evidenziando come la convocazione della conferenza dei servizi decisoria fissata per il 21 maggio venga percepita come una accelerazione finalizzata a chiudere rapidamente l’iter.
La mozione impegna quindi il presidente della Regione Campania e la Giunta regionale a sospendere immediatamente l’efficacia del decreto di dismissione e a revocare ogni atto relativo alla trasformazione della linea ferroviaria in sede stradale per autobus.
L’obiettivo finale resta quello di riaprire il dibattito sul recupero della mobilità su ferro tra Castellammare di Stabia e Gragnano, considerata strategica per il futuro della mobilità e del turismo nell’area stabiese e vesuviana.