La protesta per il libero accesso al mare al Bikini di Vico Equense continua ad alimentare il confronto politico e istituzionale sul tema della fruibilità degli arenili e del ruolo degli stabilimenti balneari. Dopo l'iniziativa che ha visto alcuni manifestanti raggiungere la battigia, accompagnati anche dai parlamentari Francesco Emilio Borrelli e Marco Scarpa, arriva la presa di posizione del Coordinamento territoriale di Fratelli d’Italia di Castellammare di Stabia.
Il partito rivendica la necessità di garantire il rispetto delle regole, ma allo stesso tempo invita a evitare contrapposizioni nei confronti delle imprese balneari che operano sul territorio.
«Sì alle regole, ma rispetto per le imprese»
«La sceneggiata consumatasi ieri all’interno del “Bikini”, tra l’altro non autorizzata, ha confuso la tutela di un diritto sacrosanto in una pantomima non ammissibile», sostiene Fratelli d’Italia.
Nel mirino del coordinamento non c'è il principio del libero accesso al mare, definito un «diritto sacrosanto», quanto le modalità attraverso le quali, secondo il partito, la questione viene affrontata.
La posizione espressa è quella di un equilibrio tra tutela della libera fruizione del demanio marittimo e rispetto per le attività economiche che operano nel settore turistico e balneare.
«Castellammare ha nuovamente un arenile fruibile a tutti»
Nel documento diffuso dal Coordinamento territoriale, il riferimento si sposta anche su Castellammare di Stabia, dove il partito sottolinea i cambiamenti intervenuti sul fronte della fruibilità della costa.
«Castellammare dopo una farsa politica durata oltre 50 anni ha nuovamente un arenile fruibile a tutti», si legge nella nota, con un evidente riferimento al tema del mare libero e dell'accessibilità delle spiagge cittadine.
Secondo Fratelli d’Italia, dunque, la garanzi
a dell'accesso pubblico al mare non dovrebbe tradursi in una contrapposizione generalizzata con gli stabilimenti balneari.
«Incomprensibile l'odio sociale contro chi fa impresa»
Il Coordinamento contesta in particolare quello che definisce un atteggiamento di «odio sociale» nei confronti degli imprenditori del settore.
«Le regole sono poste per essere rispettate», sottolinea FdI, aggiungendo però che sarebbe «incomprensibile esercitare un odio sociale nei confronti di coloro che esercitano impresa e creano da sempre un indotto turistico di livello per la città di Castellammare e l’intera costiera».
Il tema diventa quindi quello del rapporto tra diritti dei cittadini, concessioni demaniali e attività turistiche, in un territorio nel quale gli stabilimenti balneari rappresentano da decenni una componente dell'offerta turistica.
«Perdere anche l'indotto degli stabilimenti balneari sarebbe una follia»
Nella parte conclusiva della nota, Fratelli d’Italia richiama alcune delle principali risorse economiche e turistiche che hanno caratterizzato la storia di Castellammare.
«Dopo le industrie, le terme, le acque sorgive, la funivia rischiare di perdere oggi anche l’indotto turistico degli stabilimenti balneari, nel rispetto delle regole del codice della navigazione, sarebbe per la Città una vera follia», afferma il coordinamento.
Una posizione che prova dunque a spostare il dibattito dalla contrapposizione tra mare libero e stabilimenti balneari alla necessità di individuare un punto di equilibrio: garantire i diritti previsti dalla normativa, ma allo stesso tempo salvaguardare le attività economiche e l'indotto turistico del territorio.
Il confronto sul futuro degli arenili e sulle modalità di accesso al mare resta quindi aperto, con il caso Bikini che continua ad alimentare il dibattito politico anche nell'area stabiese.