Pasquale Rapicano potrebbe aiutare gli investigatori a ricostruire quanto successo durante la faida di camorra tra i D'Alessandro e gli Omobono - Scarpa di Castellammare di Stabia. È questa la tesi alla quale stanno lavorando i giudici dell'Antimafia di Napoli dopo la decisione del killer di Scanzano di collaborare con la giustizia. Infatti i magistrati vogliono vederci chiaro su quella che è stata la faida più sanguinosa nei primi anni 2000 quando le strade della città di Castellammare di Stabia diventarono teatro di diversi omicidi tra le due associazioni criminali. Rapicano, ormai da una settimana, sta raccontando i suoi segreti alla DDA dopo essere stato arrestato dai carabinieri in quanto trovato in possesso di un'arma che secondo quanto ricostruito sarebbe stato utilizzata per commettere un omicidio. Come anticipato questa mattina da Metropolis, l'ex killer potrebbe aiutare gli investigatori a
mettere insieme i tasselli di quella sanguinosa faida nella quale Rapicano era stato uno dei principali artefici. Ci sono, in particolare, 4 omicidi al centro dell'attenzione dell'Antimafia ma allo stesso tempo si cerca di capire cosa sia successo a Raffaele Carolei, esponente degli Omobono - Scarpa di cui non si hanno notizie da diversi anni. Fonti investigative ritengono che l'ex esponente di spicco della camorra stabiese sia stato vittima di lupara bianca per ordine dei D'Alessandro ma non si sono mai avute conferme in tal senso. Per questo motivo Rapicano oggi potrebbe essere sicuramente d'aiuto per ricostruire quanto accaduto in quel periodo a Castellammare di Stabia essendo uno dei membri più vicini ai vertici della cosca. Ed è per questo motivo che a Scanzano iniziano a tremare. Dopo le dichiarazioni di Renato cavaliere e di Salvatore Belviso, un nuovo pentito potrebbe rovinare i piani degli scanzanesi.