Compravano la droga dai D’Alessandro o dai clan di Secondigliano e poi la rivendevano nella mega piazza di spaccio del Savorito. Le dosi venivano affidate a giovanissimi pusher che, sorvegliati da vedette, inondavano di cocaina e marijuana la città di Castellammare di Stabia. È quanto emerge dall’operazione dei carabinieri della Compagnia stabiese che ha permesso di ricostruire il giro d’affari della famiglia Imparato nel suo regno, il rione Savorito. A capo della cosca dei ‘paglialoni’ c’erano Salvatore Imparato e Michele Imparato, coloro che organizzavano il mercato della droga e stringevano accordi con gli altri clan del comprensorio.
Ed è grazie a questi patti di camorra che gli Imparato sono cresciuti nel corso degli anni. Prima con i D’Alessandro, poi con i clan dell’area napoletana: in poco tempo il Savorito è stato inondato di droga. Gli Imparato avevano ottenuto il permesso di Scanzano per spacciare altre sostanze stupefacenti come segno di rispetto per la fedeltà mostrata negli anni, nonostante le numerose inchieste giudiziarie che hanno colpito la cosca. L’accordo fra i ‘paglialoni’ e i D’Alessandro è fra quelli più forti del comprensorio stabiese e che si rinforza anno dopo anno. A confermarlo sono le intercettazioni che hanno permesso ai militari di Castellammare di incastrare i ras del Savorito.
Secondo quanto ricostruito
, gli Imparato riuscivano ad incassare centinaia di migliaia di euro a settimana solamente dalla vendita di stupefacenti. A loro servizio un esercito di pusher, corrieri e vedette che lavoravano per l’organizzazione criminale, tutt’altro che inesperta e disorganizzata. Il Savorito è il regno della famiglia dei ‘paglialoni’, tutti dovevano fare la propria parte e rispettare gli ordini che arrivavano: a ripeterlo più volte è Michele Imparato mentre si sfogava con i suoi affiliati. Quest’ultimo gestiva non solo il mercato della droga ma anche il racket.
È lui infatti che entra in affari con un imprenditore locale attivo nell’antincendio acquisendo parte della società e garantendogli contratti su contratti dopo aver imposto il terrore ai commercianti. Un modus operandi che gli permise poi di aprire una nuova società con la quale riciclava il denaro sporco. Ed è lo stesso Imparato ad imporre ai commercianti il pizzo ogni mese, non facendo sconti a nessuno. Chiunque aveva un’attività doveva finanziare il clan, anche se era imparentato con esponenti della criminalità organizzata. A Castellammare bisognava pagare, parola di Michele Imparato forte della protezione di Scanzano.
Intanto ieri mattina sia i fratelli Imparato che gli altri sette colpiti dagli arresti di lunedì scorso sono rimasti in silenzio davanti ai giudici per le indagini preliminari.