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Castellammare - Da sei a tre stazioni: così la città ha dimezzato la sua rete ferroviaria

Tra fermate soppresse nel tempo, progetti accantonati e il caso della stazione Terme: Castellammare perde progressivamente centralità nel sistema dei trasporti. E il nodo mobilità resta ancora irrisolto.


C'era un tempo in cui Castellammare di Stabia poteva vantare ben sei stazioni della Circumvesuviana distribuite sul proprio territorio. Un patrimonio infrastrutturale che rappresentava un punto di forza per i collegamenti interni e per il rapporto della città con il resto dell'area metropolitana. Oggi, invece, di quelle sei fermate ne restano operative soltanto tre: Stabia Scavi (che di recente ha rimpiazzato Via Nocera), Castellammare Centro e Pioppaino.

Le altre sono progressivamente scomparse dalla rete. La stazione di Ponte Persica è stata soppressa oltre 8 anni fa. Pozzano non è più utilizzata da anni. Castellammare Terme, infine, è ormai chiusa da tempo e il suo futuro ha rischiato di essere definitivamente sganciato dalla funzione ferroviaria per la quale era nata.

È proprio quest'ultimo caso a rappresentare oggi uno dei temi più discussi. La storica stazione delle Antiche Terme, considerata strategica per il rilancio del centro antico e per il collegamento con il complesso termale, potrebbe infatti essere trasformata in una struttura turistico-ricettiva. Un'ipotesi che l'attuale amministrazione comunale ha dichiarato di osteggiare apertamente, ma che nel frattempo ha compiuto passi avanti dopo una recente sentenza del Consiglio di Stato.

La vicenda affonda le sue radici nel 2019, quando EAV pubblicò il bando per l'assegnazione dei locali della stazione. Una scelta che già allora suscitò perplessità e contestazioni, mentre parallelamente si discuteva della possibilità di recuperare l'infrastruttura e riattivare la fermata ferroviaria. Oggi, a distanza di anni, la prospettiva di un ritorno dei treni appare sempre p

iù lontana.

Il ridimensionamento della mobilità su ferro non riguarda però soltanto le stazioni soppresse. Anche sul fronte dei nuovi collegamenti le aspettative della città sono state ridimensionate. Per anni si è discusso del tram leggero che avrebbe dovuto sostituire la linea ferroviaria dismessa verso Gragnano e servire un'ampia fetta della città, offrendo un'alternativa moderna e sostenibile alla mobilità urbana.

Quel progetto, tuttavia, è stato progressivamente accantonato. Al suo posto dovrebbe sorgere un sistema di Bus Rapid Transit, il cosiddetto BRT, basato su autobus elettrici ad alta capacità e corsie dedicate. Una soluzione che per molti rappresenta un ridimensionamento rispetto all'idea originaria di una infrastruttura su ferro capace di incidere in maniera strutturale sui collegamenti del territorio.

Il risultato è una città che, negli anni, ha visto ridursi progressivamente la propria dotazione ferroviaria senza che le alternative annunciate siano riuscite finora a colmare il vuoto lasciato dalle soppressioni.

In una realtà che continua a fare i conti con traffico congestionato, difficoltà di collegamento tra centro e periferie e una crescente pressione turistica, il tema della mobilità resta uno dei nodi più delicati per il futuro di Castellammare.

Dalle sei stazioni della Circumvesuviana alle tre rimaste, passando per progetti incompiuti e infrastrutture mai pienamente sostituite, la fotografia dei trasporti stabiesi racconta una città ancora alla ricerca di una strategia capace di coniugare sviluppo, sostenibilità e diritto alla mobilità.

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lunedì 1 giugno 2026 - 19:39 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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