Un manichino, un messaggio, la camorra che alza la voce a pochi giorni di distanza dal blitz delle forze dell'ordine contro i clan di Castellammare. Lo fa sfruttando una delle feste forse più importanti a Castellammare, quella che unisce stabiesi vicini e lontani: l'Immacolata Concezione. E' quello che è accaduto questa notte al rione Savorito dove chi ha allestito il falò, illegale, dell'8 dicembre, ha pensato bene di lanciare un messaggio a chi ha deciso di collaborare con la giustizia per contrastare la criminalità stabiese. I destinatari sono Salvatore Belviso e Renato Cavaliere, i due super pentiti dei D'Alessandro che hanno iniziato a raccontare tutti i segreti della cosca stabiese e degli alleati oltre che dei nemici. Dalle loro dichiarazioni è partita l'operazione Olimpo che ha portato in carcere ben 14 persone.
«Così devono morire i pentiti: abbruciat» è il macabro messaggio che hanno affisso sul falò prima di incendiarlo insieme alla legna. In basso era inoltre presente un manichino cosparso di benzina. La camorra, o chi per essa, replica così alla maxi ondata di arresti che ha smantellato i gruppi criminali dell'area stabiese dediti soprattutto alle estorsioni in tutto il comprensorio. Preoccupa la scarsa attenzione che gli stabiesi presenti hanno rivolto al falò e al simbolo che in quel momento rappresentava. Tutti armati di smartphone e tablet hanno ripreso il momento, proprio quello che volevano probabilmente gli organizzatori. Non è escluso che le forze dell'ordine decidano di aprire un'indagine sul caso considerata la stretta vicinanza dell'operazione "Olimpo" con l'episodio di questa notte in un quartiere da tempo sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti. Viene così sfruttata la giornata dell'Immacolata: questa non è tradizione, questa non è Castellammare. Solamente pochi anni fa, proprio all'indomani della collaborazione fra Belviso e la magistratura, i clan fecero diffondere magliette con su scritto «Meglio morto che pentito». Un prassi che purtroppo è consolidata in città.
A rompere il silenzio, ancora una volta, è il consigliere comunale di opposizione Tonino Scala che in un lungo post su Facebook ha espresso le sue preoccupazioni: «Questa mattina sui social gira una foto. La foto di un falò, uno dei tanti che ieri sera ha arricchito, e consolidato, una delle più antiche e bel
le tradizioni della mia città: la notte dell'immacolata. Una festa dove il sacro e il profano si mescolano creando una miscellanea di odori, colori, sapori, devozione, prima dell’arrivo del generale inverno. Una notte di fuoco, intorno ai fuochi che fa sentire ad ogni cittadino quell’attaccamento ad una terra bella è difficile come la nostra. Basta una notte per sentirsi orgogliosi di essere stabiesi. Una foto che mi auguro non sia vera mi ha raggelato e fatto venire i brividi lungo la schiena, una foto che non è la mia città, una foto che non rappresenta nemmeno lontanamente la mia città. Non la pubblico sperando che sia un fake, ma in tanti mi confermano sua vera. La foto riprende un manichino, un pupazzo di pezza legato ad una corda di un grande falò. Poi una scritta: così devono essere i pentiti abbruciati. La città non è questo, non lo è mai stato nemmeno nei periodi peggiori. Questo, questi cretini che han partorito la macabra rappresentazione di cui sopra, non hanno nemmeno a che fare con la camorra, sono cretini e basta. Non voglio nemmeno pensare lontanamente che sia collegato all’inchiesta giudiziaria di questi giorni. Un gesto da condannare senza se e senza, ma così come sono da condannare i mancati controlli da parte di chi aveva il dovere di controllare».
«Il palio dei fuochi deve diventare l’evento intorno al quale lavorare 365 giorni l’anno per valorizzare la tradizione e i quartieri che la mantengono viva. Nei quartieri i falò vanno organizzati di concerto con le istituzioni. Ripeto organizzati in modo da non arrecare danni a cose e persone, ma bisogna lavorarci e già da domani. Bisogna avere la capacità di isolare gli stolti, chi alimenta culture d’odio in una città che ha bisogno di un riscatto vero. Credo che quel gesto da un lato provoca indignazione negli stabiesi, dall’altro voglia di rimarcare le dovute distanze. Castellammare è un’altra cosa, è da un’altra parte. Ma dobbiamo veramente prendere le distanze, siamo questo noi? Vogliamo essere questo? Me la prendo con chi doveva controllare, ma anche con quelli che son rimasti lì ad ammirare quella bruttura, ignobile, stupida e violenta. In questa terra amara dico che quell’autogoal che poteva essere evitato e che va condannato con forza, sdegno e orgoglio: Stabia è un’altra cosa» conclude.