La scarcerazione di Luigi D’Alessandro (alias Gigginiello) ha fatto alzare la guardia alle forze dell’ordine, soprattutto in vista delle prossime elezioni comunali ed ai progetti pubblici in corso e di futura attuazione su cui la camorra potrebbe allungare le proprie mani.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, infatti, è preoccupata che il fratello dell'ex defunto boss Michele, ritenuto per anni l'indiscusso capo della cosca di Scanzano, possa adesso riorganizzare il clan egemone a Castellammare, facendo leva su una vasta schiera di fedelissimi.
Come detto, oltre al business della droga e delle estorsioni, le attenzioni degli inquirenti sono adesso puntati su due ormai prossimi eventi, che potrebbero suscitare l'interesse della cosca: le elezioni amministrative (previste il 10 giugno prossimo) e il progetto Grande Pompei, che punta a rivalutare il patrimonio turistico e culturale di Castellammare e di molti comuni limitrofi. Già nelle scorse settimane, del resto, proprio questi due argomenti sono stati al centro di un colloquio formale avuto dall'ex sindaco Antonio Pannullo (Pd) con i rappresentanti della commissione parlament
are, la Prefettura e i carabinieri di Castellammare. L'origine del clan D'Alessandro risale alla metà degli anni Settanta, con alleanze che hanno attraversato la storia dei Cutolo, dei Bardellino e dei Nuvoletta. Particolarmente cruenta fu la guerra ingaggiata con gli Imparato, alla fine degli anni ottanta e all'inizio dei novanta, che contò oltre settanta morti tra i rispettivi schieramenti. Particolare il modus operante dei gruppi di fuoco di Imparato che lasciavano le montagne solo per uccidere per poi sparire rapidamente nel nulla. La primula rossa Imparato capi ben presto che per vincere definitivamente avrebbe dovuto colpire direttamente Michele D'Alessandro: fu così che il "boss della montagna" mise in essere un agguato ben organizzato nei minimi particolari al boss rivale mentre si recava in commissariato per apporre la firma sul registro dei sorvegliati speciali. Era il 21 aprile del 1989 quando nei pressi dell'Hotel dei Congressi un commando apri il fuoco contro D'Alessandro e la sua scorta. Restarono sull'asfalto in un mare di sangue quattro affiliati e il fratello di Michele D'Alessandro, Domenico. Il vero obiettivo del raid riportò solo alcune ferite.