Juve Stabia

Castellammare - Ametrano: «Bello finire la carriera indossando la maglia della mia città»

L'ormai ex calciatore di Avellino e Juve Stabia si racconta.

di Aurora Levati


La nostra redazione ha contattato in esclusiva l'ex Raffaele Ametrano. La ripresa del campionato, il suo passato e la sua nuova avventura da allenatore sono alcuni degli argomenti trattati in questa piacevole chiacchierata.

Come stai?

«Abbastanza bene. Come tutti, sono stato molto tempo a casa lavorando in smart working. La ripresa è stata bella. E’ stata bella perché abbiamo ritrovato finalmente un po’ di libertà.»

Il campionato ricomincia. Che finale di stagione sarà?

«Sarà una ripresa strana perchè si annulla un po’ tutto quello che è successo fino al momento della sospensione del campionato. Bisogna vedere la condizione fisica dei giocatori. Chi sopporterà meglio questo periodo, avrà la chance di fare bene durante queste ultime dieci giornate. Si giocherà ogni tre giorni e la preparazione atletica non sarà delle migliori. Dunque sarà importante la profondità di rosa anche per i cinque cambi. Chi riuscirà a gestire la propria squadra, avrà la meglio. Inoltre, ieri sono state ufficializzate le promozioni di Monza, Vicenza e Reggina. Tutte e tre hanno meritato. Secondo me è giusto che per la quarta arrivi il verdetto dal campo, ossia disputando i play off. E’ la strada migliore perché tante società hanno investito e meritano di giocarsela sul campo. »

Facciamo un passo indietro. Chi è Raffaele Ametrano?

«E’ quasi un vecchietto (ride, ndr). A parte gli scherzi, è un ragazzo di Castellammare che è riuscito a coronare il sogno di diventare calciatore e di indossare diverse maglie prestigiose della nostra Serie A. Inoltre, ha indossato anche quella della nazionale. Si sente un ragazzo fortunato anche se tutto quello che ha ottenuto è frutto di tanta fatica e di tanti sacrifici. Ha annullato tutta la sua vita per raggiungere un sogno. Ma, quando ci è riuscito e quando era in campo, ha avuto tante soddisfazioni. »

Nella tua carriera hai indossato le maglie delle squadre campane più importanti: Ischia,  Napoli, Salernitana, Avellino e infine Castellammare. Che emozione è per un campano? 

« La prima maglia  che ho indossato è stata quella dell’Ischia che, a diciannove anni, ha creduto in me e mi ha dato l’opportunità di esordire tra i professionisti. Oltre a quella, ho vestito molte maglie campane e per me è stato un motivo di grande orgoglio, di soddisfazione e di tanta gioia. Ricordo partite bellissime indossando quelle maglie.»

Con Avellino e Juve Stabia hai conquistato anche la promozione. Cosa ricordi di queste due?

«Con l’Avellino ho conquistato la promozione con lo spareggio contro il Napoli. Credo che questa promozione sia una delle pagine più belle della storia degli irpini. Battere il Napoli quando tutti ci davano sfavoriti è stata una grande soddisfazione. Con la Juve Stabia ho conquistato la promozione nel mio ultimo anno da calciatore. Ho finito la carriera coronando con la vittoria del campionato con indosso

la maglia della mia città. Questo è sicuramente un altro motivo di orgoglio e soddisfazione per me.»

Andiamo nello specifico. Il primo anno a Castellammare non andò benissimo. Mentre, il secondo eri diventato un pilastro fondamentale. Raccontami un po' queste due stagioni per uno stabiese come te. Vincendo il campionato hai dimostrato che si può essere profeta in patria.

«Come hai giustamente detto, la prima stagione a Castellammare non è andata benissimo. Sulla carte avevamo una buona squadra, ma non eravamo la migliore. C’erano molte, forse troppe, aspettative. E questo è stato controproducente. La ricordo a malincuore. Ripartire dopo una retrocessione non è mai semplice. Nonostante questo, abbiamo fatto gruppo e, calandoci con umiltà in quel campionato, siamo riusciti a vincerlo.»

Che allenatore è Mister Rastelli? Tu lo hai conosciuto quando giocavi a Castellammare. 

« Ha dimostrato tanto. Ha iniziato a Castellammare in C2. Poi, è riuscito a raggiungere la Serie A. Oltre a essere una brava persona, è un bravo allenatore animato dalla passione per il pallone.»

Che rapporto avevi con la piazza stabiese?

«Bello. Sapevo benissimo che è una piazza che vive di calcio. Da una parte, è un po’ stressante perchè non ti lasciano mai respirare. Ma, dall’altra parte, è anche questo il bello di fare il calciatore.»

Nel 1996 hai anche vinto l’Europeo Under21. Come vedi il calcio giovanile in Italia? Cosa ne pensi dell’attuale Under 21 in vista degli Europei 2021?

« Ultimamente sta facendo fatica. E, lo abbiamo visto anche con l’Under 21. Sulla carta ha una grande squadra, ma sul campo hanno faticato. Nonostante questo, le giovanili azzurre sono sempre state molto forti. La Nazionale maggiore sta facendo giocare tanti giovani. E’ un momento in cui abbiamo bisogno di loro e loro si devono dare una mossa.»

Indimenticabile il tuo addio al calcio...

«E’ un giorno triste perché sai perfettamente che non tornerai più a giocare. Ma, allo stesso tempo, ti ricordi tutto quello che sei riuscito a fare. Alla fine, ero e sono soddisfatto di tutto quello che ho fatto, di tutte le maglie che ho indossato, di tutto quello che ho vinto e anche di quello che ho perso. Rimpianti? Non ne ho. Ho fatto le scelte che, in quel momento, mi sembravano giuste.»

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, hai deciso di continuare a lavorare nel mondo del calcio come allenatore. In questa stagione sei stato il vice di Sullo a Padova. Che cosa hai imparato da questa esperienza?

«E’ un’esperienza totalmente diversa rispetto a quella vissuta con l’Udinese. I grandi sono più difficile allenare fuori dal campo, che sul campo. E’ tutto un altro tipo di lavoro rispetto a quello che facevo con i ragazzi. Nonostante questo, e’ stata una bella esperienza. Spero di poter tornare sui campi, anzi in panchina il prima possibile. In questi mesi a Padova ho ritrovato il calcio che conosco.»


mercoledì 10 giugno 2020 - 09:05 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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