Venti milioni affidati senza gara. È uno dei dati che più colpiscono nello scenario ricostruito dagli ispettori durante gli accertamenti che hanno preceduto lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni camorristiche. Secondo quanto si apprende, in poco più di due anni gli uffici comunali avrebbero disposto affidamenti diretti per circa 20,5 milioni di euro, concentrati quasi interamente nel settore tecnico, dove sarebbero stati assegnati incarichi per circa 18,8 milioni. Il dato economico, tuttavia, rappresenterebbe soltanto una parte delle criticità evidenziate dagli ispettori. L'attenzione si sarebbe infatti concentrata soprattutto sul metodo seguito per individuare le imprese destinatarie delle commesse e sulla scarsa tracciabilità delle procedure. Dalle verifiche sarebbe emerso un sistema nel quale, in assenza di strumenti uniformi, ogni ufficio avrebbe operato secondo prassi differenti: in alcuni casi le aziende sarebbero state individuate attraverso semplici ricerche online, in altri sulla base di rapporti fiduciari consolidati, mentre i contatti preliminari con gli operatori economici sarebbero avvenuti prevalentemente per telefono o durante incontri informali, senza lasciare traccia documentale. Secondo quel che si evince, gli ispettori avrebbero ritenuto questo modello particolarmente espost
o a rischi in un ente già sciolto in passato per infiltrazioni mafiose. La mancanza di un elenco generale delle imprese dal quale attingere secondo criteri di rotazione, l'assenza di strumenti centralizzati in grado di monitorare la distribuzione degli incarichi e controlli interni giudicati non adeguati avrebbero impedito di ricostruire con precisione il percorso seguito per arrivare alla scelta degli operatori economici. Le verifiche avrebbero inoltre evidenziato anomalie nelle modalità di attivazione che, in diversi casi, non risulterebbe documentata una reale comparazione preventiva tra più operatori economici. Una circostanza che, secondo gli ispettori, avrebbe reso difficile verificare il rispetto dei principi di imparzialità, concorrenza e rotazione degli affidamenti. La relazione richiamerebbe infine anche alcune procedure specifiche, nelle quali sarebbero state riscontrate anomalie documentali e carenze nella motivazione delle scelte amministrative. Episodi che, inseriti nel quadro complessivo delle verifiche, avrebbero contribuito a delineare un sistema di gestione degli affidamenti ritenuto privo di quei presìdi organizzativi e di controllo considerati indispensabili, soprattutto in un Comune chiamato a garantire il massimo livello di prevenzione rispetto al rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata.