Il progetto nell'area Cirio non poteva essere realizzato anche con la modifica alla legge regionale volutamente portata dalla PolGre (società che faceva capo alla famiglia Greco e Polese) grazie ai presunti reati di corruzone. È questo il passaggio importante che la Procura di Torre Annunziata ha voluto evidenziare al termine delle indagini. Maurizio Biondi, il commissario ad acta nominato volutamente da Antonio Pentangelo per favorire il progetto della PolGre (secondo i magistrati), realizzò un atto completamente illegittimo tanto che in qualsiasi caso la realizzazione sarebbe stata bloccata. Infatti l'area Cirio, nella quale era stato concesso il permesso a costruire, ricade all'interno della Zona F, ovvero «un'area di attrezzature di interesse regionale di vincolo espropriativo e confermativo» ed anche nella Zona Territoriale 7 del Piano Urbanistico Territoriale dell'Area Sorrentina».
Il passaggio importante da sottolineare è quello relativo all'appartenenza alla Zona F nella quale si ritrovano, «secondo il Piano Regolatore Generale, tutti quegli spazi di interesse comunale che sono sottoposti a rispetto di norme statali, regionali e comunali». In modo particolare la Procura spiega che «non &egr
ave; consentita in questa zona la realizzazione privata di edifici residenziali ma solamente di parcheggi, scuole, asili e attrezzature sportive». Inoltre nell'ex fabbrica Cirio, essendo inserita all'interno del Piano Urbanistico Territoriale dell'Area Sorrentina, non poteva essere realizzata una «costruzione che superasse il volume e la superficie di quella attuale». Per questo motivo, nonostante la legge regionale ad hoc modificata per volontà della PolGre (con la presunta corruzione ai danni di Pentangelo e Cesaro oltre che a presunti accordi con Mario Casillo), «la zona era sotto il vincolo di inedificabilità assoluta» e di conseguenza non sarebbe stato possibile attuare il Piano Casa al suo interno.
In conclusione il permesso a costruire che il commissario ad acta Maurizio Biondi rilasciò alla PolGre «era del tutto illegittimo in quanto contrastava il PUT e PRG del Comune stabiese». Per tale autorizzazione, l'uomo nominato da Antonio Pentangelo avrebbe ricevuto 12mila euro (consegnati in due rate) da Antonio Elefante (altro tecnico coinvolto nell'inchiesta e che aveva curato il progetto dell'area residenziale) che a sua volta avrebbe ricevuto quel denaro da Adolfo Greco e Tobia Polese (oggi deceduto).