«Mio padre ha pagato per gli errori commessi, ed in seguito ha profuso ogni sforzo per formare e crescere nel segno della cultura della legalità tre figli, tre professionisti affermati». Il neo presidente del consiglio comunale di Castellammare di Stabia, Emanuele D'Apice, replica così alle tante accuse che sono state rivolte a lui e all'amministrazione comunale stabiese dopo che lo stesso D'Apice, a margine del voto in aula che gli ha conferito la carica più importante dell'assise cittadina, aveva ringraziato quanti avevano creduto in lui, soprattutto suo padre.
«Sono grato a mio padre per gli insegnamenti che mi ha dato nel segno del riscatto - ha detto ancora D'Apice - Non cedere mai all’illegalità, andare sempre a testa alta. Sono fiero di ciò che questa amministrazione sta mettendo in campo. Non temiamo alcunché, i nostri sforzi in materia di trasparenza, cultura e lotta ad ogni tipo di malaffare sono sotto gli occhi di tutti. Chi strumentalizza queste posizioni mi fa solo schifo. Sono questi i mezzi che usano per fare politica? Siamo veramente stufi, basta».
Critiche arrivate persino da parlamentari e senatori che hanno chiesto le sue dimissioni e l'arrivo della commissione d'accesso in città. In tanti si sono invece schierati al suo fianco, soprattutto amici e conoscenti che hanno avuto la possiiblità di conoscere lui
e la sua famiglia.Tra questi, l'avvocato stabiese Simone Ciro Girdano, noto per aver difeso anni fa Marco Carta dall'accusa di furto. «Il Sig. D’Apice ha sbagliato e ha pagato - ha detto Giordano parlando del padre di Emanuele - Durante la detenzione del padre, il pericoloso figlio si avvicinava alla politica con il sottoscritto e tanti altri amici (compresa la sorella Agnese D'Apice pericoloso medico ortopedico) passando notti ad attaccare i manifesti, organizzando attività politiche sul territorio in nome di un ideale politico che, almeno il 90% di chi si erge a classe politica neppure conosce il significato. Il padre sconta la sua pena e la risposta migliore che Emanuele poteva dare era una: concludere gli studi, laurearsi, e continuare a vivere nella legalità per non ripetere gli errori del padre. Questo non lo dico io, da amico, ma il suo casellario giudiziale. Eppure un errore lo ha commesso: a differenza mia(ed oggi più che mai ho fatto bene) non si è allontanato dalla politica ma ha continuato a perseverare nella sua passione, dando voce al suo quartiere. E qui l’errore; perché Castellammare è una città strana e grida allo scandalo quando un giovane viene scelto dalla sua gente dopo anni di militanza politica ma nessuno si scandalizza quando un signor nessuno si candida prendendo 1000 voti. Il resto è cronaca di questi giorni».