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Cronaca

Omicidio Tommasino - «Spese e investimenti era cambiato molto»


Indagini e voci. Cuomo: amava non farsi mancare nulla.

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Oggi i funerali, alle ore 15 in cattedrale. E sarà giornata di lutto cittadino. Il Comune intende costituirsi parte civile e si impegna a organizzare una manifestazione contro la criminalità. Castellammare ingoia il suo orrore. E si fa forza di fronte alla barbarie. In via Enrico De Nicola, dove al civico 31 abitava il consigliere ammazzato, due rose scarlatte giacciono aggrappate al portone di ingresso. Piove. Nuvole basse. Su in casa, al primo piano, spuntano dalla terrazza le grandi piante ornamentali sistemate in filiera. Il figlio di Gino Tommasino consuma lento il suo dolore. «Il ragazzo è sovraeccitato, fa impressione – racconta chi lo ha visto – sembra voler rimuovere quel che è accaduto al suo papà». La moglie Libera, invece, non fa che chiedere il perché. Perché al mio Gino lo hanno ammazzato in quel modo barbaro. Perché lo hanno eliminato come se fosse un boss. Ma fuori casa, il giorno dopo, qui è tornato già tutto normale. Quelli del bar in viale Europa non hanno visto e nemmeno sentito i tredici colpi. «Stavamo lavorando», rispondono sfrontati perchè qui è così che si fa per campare. Davanti al negozio Unieur, dove l'auto della vittima è andata a incastrarsi, l'alberello sradicato dalla brusca frenata è ancora sul selciato. Morto. I rami spogli. Dice Giovanni, il fratello medico della vittima ed ex vicesindaco: «Lui era un buono, impegnato e disponibile. Non so spiegarmi il perchè.I rifiuti? Spero che le indagini siano rapide». Chi era Gino Tommasino? La sua figura, fino a ieri elementare, oggi si colora di troppe sfumature. Le voci si accavallano, i dubbi si inseguono. Davvero viveva una sorta di doppia vita? È vero che voleva passare al Pdl? Che gli avevano promesso una candidatura alle elezioni provinciali? È vero che Gino era molto amico dell'attuale presidente del consiglio comunale che a sua volta è fratello di uno degli arrestati per lo scandalo della Asl Napoli 5, quella in cui era coinvolto anche Sebastiano Corrado ucciso 17 anni fa dalla camorra? Sì, no, forse. E poi: anche se fosse, quale sarebbe il reato? Gino era fatto così: estroverso, loquace. E un po' fanfarone. Di recente aveva partecipato, da consigliere Pd, a un incontro degli avversari Pdl a Napoli. Perchè? Solo per salutare alcuni amici, aveva spiegato sorridendo. E un altro sussurra: stava per comprare un terzo negozio. Le indagini proseguono. La polizia sta cercando di capire anche il cambiamento del suo stile di vita notato da tanti.


Gli inquirenti spulciano tra i documenti per capire come mai «da un po' viveva in maniera dispendiosa, spendeva molto, aveva anche ristrutturato casa senza risparmio». Gli inquirenti lavorano anche su alcune sue recenti frequentazioni ritenute estranee e allarmanti. Dice Nello Cuomo, consigliere provinciale: «Vita dispendiosa? Ma lui l’ha sempre fatta. Amava non farsi mancare nulla. Ma che io sappia, tutto era frutto del suo lavoro». Parole parole. Che si disperdono al vento di queste nuvole basse. Come la storia dei rifiuti. Lui se ne occupava, ma avrebbe voluto occuparsene molto di più. Di discariche ma forse ancor di più di termovalorizzatori. «Non certo per conto del Comune – precisa il sindaco Salvatore Vozza – Gino era una persona a me cara, ma sui rifiuti non aveva alcuna delega. Nel periodo dell'emergenza ce la siamo cavata da soli, col nostro sito di stoccaggio. Venivano in tanti a proporre soluzioni anche riguardanti un nostro eventuale termovalorizzatore, ma ci siamo sempre tutelati chiedendo lumi al commissariato. Anche con i magistrati, quando ci hanno chiesto documenti, abbiamo sempre collaborato». In municipio bandiere a mezz'asta. E l'incubo che dopo tanti anni possano ripetersi storie imbarazzanti che tutti hanno esorcizzato. Quali? L'omicidio del consigliere Sebastiano Corrado, per esempio. E la vergogna mai sopita. In strada, giovani con lo striscione: no alla camorra. Barcolla la vecchia Stalingrado del Sud, dove oggi ex gaviani ed ex ingraiani fanno fatica a stare uniti in famiglia. Dice Carlo Carillo, segretario locale del Pdl: «Spesso con Gino ci siamo ritrovati su posizioni univoche. Insieme denunciammo le parentele che condizionavano la privatizzazione delle Terme di Stabia». Le Terme, appunto. Un business da 250 milioni di euro. In cui il Comune in tre anni ha investito 25 milioni. In un clima di minacce e intimidazioni. Ma di euro qui ne sta arrivando una grandinata. Trenta milioni per il Waterfront, la riqualificazione del lungomare e del porto. Sei milioni per completare i lavori tra il Miramare e la banchina Zicatiello. Altri otto milioni per privatizzare la società Multiservizi che si occupa di rifiuti. E che ha bisogno di almeno due milioni per risanare il suo bilancio. Un mare di denaro. Con i guaglioni di Scanzano, rione in collina, che sniffano e sognano di metterci sopra le mani.



Omicidio Tommasino - «Spese e investimenti era cambiato molto»

giovedì 5 febbraio 2009 - 14.12 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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