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Stabia: cultura antica e contemporanea

La cappella vanvitelliana del crocifisso nella pontificia basilica di S. M. a Pozzano


Arte e fede nell’arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia

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Ricorre quest'anno il  380esimo anniversario del rinvenimento del Crocifisso affiorato sulle acque di Pozzano nel corso di un catastrofico terremoto che seminò morte e distruzione.
La scultura in legno, di pregevole interesse artistico, ma soprattutto storico, si venera nella predetta basilica in una monumentale "Sacrestia" progettata da Luigi Vanvitelli, giustamente considerato il più grande architetto del Settecento dell'Italia meridionale. L'antichissima Chiesa di Pozzano dei PP. Minimi Riformati di San Francesco Di Paola, già ricca di opere d'arte, vanta, dunque,  una realizzazione del grande maestro: la <<Sagrestia>> o <<Cappella del Crocifisso>>. La scoperta del disegno, avvenne in un periodo in cui furono ulteriormente approfonditi gli studi sull'artista settecentesco anche nel corso  di nuove ricerche.
Vanvitelli (primo architetto del re Carlo III, amico dei potenti dell'epoca e anche dello stabiese Giuseppe Bonito), veniva molto spesso a Castellammare di Stabia, sia per curarsi con le acque minerali che gli giovavano per i suoi "incomodi"(lettera al fratello del 5 luglio 1766), sia per trarre "giovamento" dal latte degli armenti sparsi sulle pendici dei monti Lattari che si cibavano di erbe medicamentose. E durante i suoi viaggi sostava frequentemente presso i Padri di Pozzano  che gli offrivano a pranzo del "buon pesce".
Ritornando alla sacrestia dei PP. di S. Francesco di Paola di Castellammare di Stabia, va detto ch'essa è considerata un piccolo capolavoro per l'equilibrio del disegno e per l'armonia delle decorazioni.
Tali caratteristiche, unitamente agli studi promossi, furono oggetto anche di un concorso per la valutazione dell'opera del grande artista, da parte di un Comitato scientifico formato in occasione delle celebrazioni vanvitelliane. Di tale comitato fecero parte, tra gli altri, insigni studiosi come i professori  Roberto Pane, Raffaello Causa, Roberto Di Stefano, Ottavio Molisani e Franco Strazzullo, e solo poche altre persone, con l'allora superiore di Pozzano, P. Antonio Fidanza, sempre attivo e vigile custode dell'importante monumento, conoscono l'attività di Vanvitelli a Castellammare di Stabia, in un periodo di grande risveglio con Napoli, capitale del Mezzogiorno, come punta avanzata. Infatti, con la fine della dominazione spagnola e l'inizio del regno delle Due Sicilie, proprio nelle nostre province il contrasto culturale è più accentuato in quanto alla base si individua un fermento reazionario pieno di audaci proposte di riforma sociale.
L'arte, come sempre, risente delle situazioni socio - economiche e politiche. L'architettura del '700 sembra meglio rispecchiare il periodo in cui si impone una tendenza che potremmo definire più classicamente romana. I materiali impiegati diventano più ricchi, le facciate delle costruzioni acquistano maggiore grandiosità o sobrietà di ornamentazioni. Gli interni presentano vasti saloni, immensi corridoi, grandi scalee. Il Regno di Napoli, dopo il nefasto predominio della Spagna e il breve periodo di assoggettamento all'Austria, trova la propria indipendenza con Carlo III di Borbone: scrittori, economisti e studiosi, quali G. B. Vico, Galiani, Filangieri, Cuoco fanno del capoluogo campano un fervidissimo centro di rinnovamento spirituale, culturale e materiale in grado di poter gareggiare con le principali capitali europee.
Luigi Vanvitelli è il solo grande architetto che parla un nuovo linguaggio in zone dove persistono saldamente le tradizioni seicentesche. (Le chiese di Lecce come le numerose costruzioni di Catania si inseriscono nel filone barocco che, pur riproponendo schemi e modi nuovi, mancano di genialità inventiva). Egli, nella sua massima opera, la Reggia di Caserta, afferma, più che altrove, il suo orientamento stilistico che si caratterizza per una chiara preferenza per le forme classiche, assai più pronunciata che non nello stesso Juvara da alcuni ritenuto suo maestro. Si  deve peraltro avvertire, è stato detto, che queste tendenze della poetica vanvitelliana, in apparente antitesi col gusto barocco, rimangono sostanzialmente estranee al Neoclassicismo intellettualistico bandito dai teorici contemporanei e stimolato dal rifirire degli studi archeologici (specialmente dalle riscoperte di Ercolano, Stabiae, Pompei, Oplonti), sebbene sorgono da una viva esperienza delle forme barocche che, semplificate ed alleggerite, non furono da Vanvitelli rinnegate neppure programmaticamente.


A  Caserta Vanvitelli crea grandiose scenografie: lo stupendo parco, ricco di cascate, fontane, giardini, fa da sfondo alla solenne distesa del complesso architettonico composto da 1200 stanze e 34 scaloni di collegamento. La costruzione è immensa e complessa ed è il risultato dell'opera di un uomo geniale, forte, costante battagliero, profondamente religioso. Sappiamo quante lotte dovette affrontare e quanti ostacoli superare per la realizzazione della reggia. <<..conscio però delle sue capacità, ha detto l'illustre storico mons. Emilio Rufini che, nell'archivio annesso all'artistica chiesa nazionale di S. Giovanni dei Fiorentini a Roma, recuperò nel 1954 un carteggio di Vanvitelli con oltre 1423 lettere, non  arrese mai e poté realizzare questo capolavoro dell'età neoclassica>>. In queste lettere e in molte centinaia ancora si rileva l'eccezionale tempra dell'artista, la sua grande capacità di lavoro, e il suo forte impegno << Vanvitelli aveva un prontezza di spirito e di intuito eccezionali che gli consentivano di impadronirsi dei problemi più ardui dell'ingegneria idraulica, dell'architettura civile e marittima, della staticità, trovando sempre soluzioni originali e superbe. E' un arista eccezionale, un personaggio tipico del XVIII secolo con una capacità<<globale>> di vedere e risolvere certi problemi con atteggiamenti culturali addirittura moderni. Egli pur impegnato nella realizzazione di grandi opere non <<disdegnava>> di dare consigli, disegni e progetti per <<cose di minore importanza>>. E di tutto ciò vi sono continui riferimenti nel mastodontico epistolario che esiste nella biblioteca Palatina a Caserta, dove è possibile cogliere i sui interessi per le arti, la letteratura, la musica. Ma l'epistolario ha il pregio particolare, grandissimo, di offrirci un quadro vivace e preciso su personaggi e fatti della storia artistica, civile, religiosa e politica di Napoli, Roma e di varie regioni d'Europa e d'Italia. Naturalmente la gran parte delle lettere è dedicata  alle notizie riguardanti Napoli, Caserta, La Reggia, cittadine del regno, come Castellammare di Stabia ed altri piccoli centri. Nel ricchissimo epistolario, anzi non mancano ripetuti riferimenti alla città delle acque. Vanvitelli ha descritto la sua realizzazione presso la Chiesa di Pozzano a Castellammare e il suo intervento per la sistemazione di pozzi d'acqua. Questo sicuramente al culmine della carriera, forse un decennio prima di morire, quando già era famoso e carico di esperienza.
La Sagrestia di Pozzano o Cappella del Crocifisso, come viene comunemente chiamata, è  un grosso vano le cui pareti sono nitidamente scandite da grosse lesenature con capitelli barocchi e grandi trabeazioni. Nel disegno, come si può vedere dalla produzione, Vanvitelli disegnò anche gli spazi per le tre colossali tele (m. 6x8) commissionate al suo vecchio amico, Sebastiano Conca, di Gaeta. Nei dipinti è raffigurato il rinvenimento sulle onde del mare, del Crocifisso ligneo che affiorò nel corso dell'eruzione del Vesuvio nell'anno 1631.
Il vano presenta otto porte e quattro sfinestrature, di cui due finte, che danno una luce soffusa. Bellissimo il soffitto con la grande tela circolare che Giacinto diano dipinse nel 1769. in questo ambiente è possibile ritrovare tutta una serie di elementi architettonici fusi, come nelle grandi opere, sapientemente e armonicamente e che danno ancora una volta un saggio della forza creativa che fa del Vanvitelli un maestro e, per questo, un "quotatissimo", anzi l'ultimo grande architetto che abbiamo avuto o, come ha lasciato scritto Gino Chierici, il più grande architetto italiano del Settecento.


mercoledì 6 luglio 2011 - 0.00 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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