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Gragnano - Problema pizzerie: occorre rilancio attraverso una nuova pianificazione urbanistica del territorio

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Riceviamo e pubblichiamo le seguenti considerazioni sul "caso pizzerie" di Gragnano:
 
In questi giorni stiamo assistendo all'evolversi di una protesta collettiva, ma dai toni civili, dei diversi ristoratori gragnanesi che si sono visti chiudere nelle ultime settimane i loro locali da parte del nucleo antisofisticazioni e sanità dei Carabinieri; locali a cui sembrerebbe essere stata pertanto revocata l'agibilità chi per un motivo, chi per un altro. In sit-in davanti alla casa comunale i diretti interessati attendono risposte da parte degli Enti preposti, Comune in primis, perché a rischio sono a questo punto circa venti attività, che equivalgono a diverse decine di posti di lavoro e un non trascurabile indotto che ruota attorno alla stessa ristorazione cittadina. Da più parti si sono levati cori di proposte e risoluzioni: dalla ridefinizione della zona rossa, all'approvazione in Consiglio comunale di un provvedimento ad hoc di modifica di un articolo del regolamento urbanistico comunale, alla convocazione di conferenze di servizio, financo a prospettare l'arrivo di  alcuni milioni di euro per la messa in sicurezza del territorio. Tante buone e discrete idee. Ma che restano ad oggi soltanto idee. Perché il punto è, polemiche in disparte, che siamo in presenza di una problematica oggettivamente difficile; una problematica che va affrontata con intenti risolutivi caso per caso, e soprattutto col dovuto rispetto per gli stessi ristoratori e proprietari delle attività, ai quali, tralasciando presunte irregolarità qualora fossero effettivamente accertate, va tutta la nostra sincera solidarietà, soprattutto in questo periodo di generale e diffusa crisi economica, che è sempre più crisi di liquidità, quindi di riflesso, calo in acquisti di beni e servizi. Già in altre occasioni, da Presidente della neocostituita associazione "Noi amiamo Gragnano, Salotto politico-culturale", mi sono espresso sul tema evidenziando, con la dovuta pacatezza e umiltà, come sia strutturalmente necessario un intervento a carattere definitivamente risolutore, e non in termini di deroghe, proroghe o quant'altro, altrimenti si rischia una continua reiterabilità del problema che non apporta sicuramente nessun beneficio di medio-lungo termine. Anzi, ne perde la stessa città in termini di credibilità e immagine socio-turistica. Ciò detto, bene in tal senso ha affermato in questi giorni il Presidente Ascom di Gragnano. L'unica via di uscita, pur non omettendo il dovere assoluto di provare a risolvere caso per caso, è quello ahinoi di uno spostamento delle stesse attività. E' vero ciò apporterebbe una ulteriore incidenza economica del problema, ma sembra  allo stato attuale l'ipotesi che garantirebbe un risoluzione a carattere definitivo.


Ma non solo. Questo scenario, a mio avviso, deve essere contestualizzato nella necessità direi ormai urgentissima, dell'adozione da parte dell'Ente Comune di un nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC), un nuovo strumento urbanistico col quale si può oggettivamente promuovere l'intero territorio cittadino e la stessa ristorazione, prevedendo magari, come leva e incentivo per i soggetti colpiti dalle recenti chiusure, la possibilità di premi volumetrici nel caso della realizzazione di nuovi locali. Normativa alla mano, la stessa legge 47/1985 e succ. integr. evidenzia la necessità di adottare piani di recupero urbanistico in aree soggette ad antropizzazione abusiva. Ancora, la medesima Regione Campania nel novembre 2005 rigettando, forse per scelta più politica che di validità amministrativa, il piano territoriale del Comune, che al tempo si trattava di un adeguamento del P.R.G. al P.U.T. (Piano Urbanistico Territoriale dell'area Sorrentino-Amalfitana), ha espresso alcune controdeduzioni rispetto allo stesso piano che possono essere riacquisite in sede di realizzazione exnovo del piano urbanistico.  E' vero, occorre dire, che la normativa in materia è complessa data anche la presenza vincolante di diverse decine di leggi e regolamenti a cui attenersi (tra cui DPR 327 e 380/2001, Lg. 865/1971, Lg.Reg. 14/1982, Lg. Reg, quadro 16/2004, tanto per citarne qualcuna) e pertanto il tema degli strumenti urbanistici comunali è uno di quei temi, anche per i soggetti ed Enti che riguarda la procedura, che presenta diverse sfaccettature e difficoltà tecniche. Ma recenti norme regionali sembrano aver velocizzato questo processo realizzativo, come ad esempio, è la Regione stessa talvolta a finanziare i Comuni per la realizzazione progettuale di un nuovo piano urbanistico. Proprio di recente, nel gennaio 2010, il settore Urbanistica della Regione Campania ha dato la possibilità di richiedere contributi per tale finalità. In conclusione, tornando al nostro discorso, occorre un tavolo tecnico di esperti in materia di pianificazione del territorio, al fine di offrire una concreta risposta alle diverse problematiche ambientali, strutturali e paesaggistiche di Gragnano, tra cui il caso pizzerie rientra appieno. Non ultimo, un nuovo strumento urbanistico permetterebbe l'immediata ricostruzione anche dei circa 700 vani abbattuti o abbandonati dal terremoto del 1980, con non trascurabili benefici economici e di indotto. Dobbiamo pertanto mettere da parte una politica del laissez faire, laissez passer e assumere un atteggiamento di reale progettualità del territorio. Perché è soltanto una gestione amministrativa progettuale e lungimirante che può fare il bene della nostra città.

Nicola Ruocco - nicolaruocco.com


lunedì 22 novembre 2010 - 13.25 | © RIPRODUZIONE RISERVATA



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