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Napoli Calcio

Napoli - La mostra 'Il Napoli nel Mito': viaggio tra memorabilia e cimeli in una dimensione onirica tra estasi e incanto

Dalle origini all'epopea di Maradona, fino alla rinascita con l'era De Laurentiis. 3 titoli e 8 stagioni consecutive in Europa.

di Giovanni Minieri

Napoli è sempre più capitale del calcio europeo, grazie alla mostra “Il Napoli nel Mito” (presso il Museo Archeologico Nazionale) entrata prepotentemente nel cuore dei tifosi grazie al racconto di una storia ultranovantennale grazie all’esposizione di autentici cimeli storici che hanno permesso anche ai più giovani di scoprire aneddoti e curiosità della squadra più antica del Sud Italia. Emozioni uniche, perché Napoli è l’unica grande metropoli del Belpaese ad avere un’unica squadra di calcio, che vive in simbiosi viscerale con la propria gente. La maglia azzurra tatuata addosso come una seconda pelle, perché il Napoli è orgoglio e senso di appartenenza, identità unita ad amore profondo per la propria terra dove quella magica toppa cucita sul petto vale molto di più delle spese fuori mercato dei potenti.
Memorabilia ma non solo. Da pelle d’oca sono anche i video che rimandano ai momenti più significativi della storia partenopea, dalle origini fino all’epopea del presidente De Laurentiis che in appena 14 anni a è riuscito a riportare in alto il nome del Napoli, riportandolo stabilmente ai vertici del calcio italiano, con 3 titoli già in cascina e l’orgoglio di aver giocato a viso aperto e senza paura contro le squadre più forti del panorama calcistico europeo.
La mostra si sviluppa attraverso varie macrotematiche. Si parte dalle origini, facendo chiarezza su alcuni aspetti molto importanti soprattutto per gli appassionati di numeri e statistiche. Si fa riferimento al 1926 come anno di nascita del Napoli, ma andando a ritroso fino agli albori della storia pallonara all’ombra del Vesuvio, è lecito affermare che il capoluogo campano sia pioniere dello sport più bello al mondo nella regione visto che nel 1906 nasce già il Naples Cricket & Football Club. 5 anni più tardi da una costola del Naples sorge l’Unione Sportiva Internazionale Napoli e poi ancora la Pro Napoli. Nel 1922 il Napoes assorbe entrambe assumendo la denominazione Internaples, arrivando poi fino al 1926 quando Giorgio Ascarelli dà inizio alla storia dell’Associazione Calcio Napoli. Attila Sallustro è l’uomo dei sogni: 108 reti per un record che sembrava insuperabile fino all’avvento di Diego Armando Maradona e poi di Marek Hamsik, attuale capitano di mille battaglie. La simbologia del ciuccio nasce così per caso, quando un campionato concluso con il misero bottino di un solo punto spinge un giornale satirico dell’epoca a paragonare la squadra al ciuccio di un venditore di fichi che si aggira in prossimità dello stadio: 36 piaghe e la coda fradicia, messo così male come la squadra di calcio. Dopo la Seconda Guerra Mondiale a Napoli si insedia Achille Lauro, politico di fama nazionale e patron della squadra di calcio. Sotto la sua presidenza vanno annoverati gli acquisti milionari di Jepsson e Vinicio, passando per l’inaugurazione del San Paolo nel 1959 fino a conquistare la prima Coppa Italia battendo in finale la Spal pur militando in Serie B. Con il cambio di denominazione in Società Sportiva Calcio Napoli, il club partenopeo diventa la prima società per azioni neI panorama calcistico italiano e con Sivori ed Altafini si consolida tra i top-club del campionato di Serie A.

Passano gli anni, e tra le fila del Napoli si distinguono il portiere Dino Zoff e soprattutto il centrocampista profeta in patria Antonio “Totonno” Juliano: 505 presenze superate soltanto diversi anni più tardi da Giuseppe Bruscolotti. L’epoca più vincente è senz’altro quella che rimanda all’ingegnere Corrado Ferlaino, che dopo un assaggio di calcio totale agli ordini di Luis Vinicio diventa re d’Italia grazie al più grande calciatore di tutti i tempi: Diego Armando Maradona. Semplicemente D10S. Strappato al Barcellona per la modica cifra di 13 milioni, il pibe de Oro dopo aver conquistato da protagonista il Mondiale in Messico con la propria Nazionale, regala il primo titolo nazionale al Napoli dopo un testa a testa con Juventus ed Inter. Ma non finisce qui, perché in bacheca finisce anche la Coppa Uefa nel 1989. Indimenticabile la storica rimonta ai quarti di finale, quando lo 0-2 incassato sul campo dei rivali storici della Juventus viene ribaltato prima da Maradona e Carnevale, poi da Renica che al 119’ di una partita tiratissima indirizzata poi verso gli uomini guidati da Ottavio Bianchi. Gli azzurri acquisiscono sempre maggiore consapevolezza, e conquistano lo scalpo del Bayern Monaco in semifinale per poi avere la meglio sullo Stoccarda nell’ultimo atto della seconda manifestazione europea per club davanti a tantissimi napoletani sparsi in tutti i settori dell’impianto tedesco. Napoli elegge Maradona leader incontrastato. Uomo che dà del tu al pallone come pochissimi nella storia del calcio, venerato per un talento soprannaturale in grado di guidare Napoli verso il secondo titolo tricolore conquistato sul filo di lana grazie al già retrocesso Verona in grado di fermare la capolista Milan spianando la strada agli azzurri che faranno sempre bottino pieno contro Bologna e Lazio per issarsi sul trono dei vincitori. L’addio del fuoriclasse di Lanus coincide con un lungo periodo buio che durà fino al 2004 quando il progetto lungimirante del nuovo patron Aurelio De Laurentiis risolleva la squadra dalle ceneri del Tribunale Fallimentare, partendo dai 35.000 spettatori di inizio nuovo corso contro il Cittadella fino a lottare stabilmente per il titolo nazionale con sempre maggiore insistenza. 2 Coppe Italia ed 1 Supercoppa Italiana sono il risultato di una politica economicamente oculata ma allo stesso tempo vincente, con un occhio al bilancio sempre in attivo pur continuando ad accrescere il monte ingaggi così come le qualità tecnico-tattiche dell’organico a disposizione. 8 anni consecutivi in Europa come nessun’altra squadra in Serie A, 2 ottavi di finale in Champions League persi contro Chelsea e Real Madrid poi vincitrici del torneo, ed il campionato in corso che vede il Napoli lottare ad armi pari con la Juventus avendo già battuto tutto i record della propria storia nonostante un fatturato ben lontano da quello dei campioni d’Italia in carica. Il museo racconta perciò un lungo viaggio, dove lo spettatore è proiettato in una dimensione onirica dove le immagini lascio il posto ad un inebriante fascino dove passato, presente e futuro si fondono unendo tutte le generazioni alla riscoperta del fuoco vivo di una passione che non si spegnerà mai.  


martedì 13 marzo 2018 - 02:13 | © RIPRODUZIONE RISERVATA | data stampa: 25/04/2018