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Napoli Calcio

Napoli nella storia: 25 reti in 7 gare, superato il Milan di Capello campione d'Italia nel 1992/93

La squadra di Maurizio Sarri prima in Serie A per reti su calcio d'angolo e palla inattiva

di Giovanni Minieri

La giostra è partita, e bisogna reggersi forte per evitare di farsi travolgere da un moto continuo che travolge l’intero Stivale. Il Napoli è da solo in testa alla classifica, con pieno merito ed anche grazie al VAR che dimostra l’importanza della tecnologia nei momenti topici delle partite, a far chiarezza su episodi dubbi evitando errori macroscopici. Viene così giustamente annullata la rete dell’1-3 di Mandzukic per una gomitata di Lichtsteiner al Papu Gomez in pieno volto, sanzionata in quanto l’azione prosegue senza soluzione di continuità. C’è poi la straordinaria prestazione di un’Atalanta gagliarda, che nonostante le fatiche europee di giovedì dov’è andata a strappare un punto d’oro sul campo del Lione, getta il cuore oltre l’ostacolo recuperando il doppio svantaggio grazie a Caldara e Cristante.
Numeri da urlo. Atomici. Un Napoli così spettacolare non si è visto neanche ai tempi di Diego Maradona. Prima degli azzurri soltanto il Milan in due occasioni (1950/51 e 1992/93) aveva iniziato facendo bottino pieno nelle prime 6 gare di campionato realizzando oltre 20 reti, con l’epilogo finale che ha poi visto i rossoneri sul tetto d’Italia. Il Napoli si è superato, per l’ennesimo appuntamento con la storia sempre più scritta a tinte di un azzurro intenso, che sfuma prepotentemente verso quella toppa tricolore mai così vicina ad essere cucita sul petto di Marek Hamsik e compagni. Se 67 anni fa la corsa del Milan si interruppe sul campo della Juventus, non accadde la stessa cosa con i rossoneri di Fabio Capello che invece andarono a compiere un blitz esterno (0-2) a Parma. La differenza sostanziale risiede nel peso specifico delle diverse linee offensive. L’esercito di Maurizio Sarri ha sempre fatto valere la regola del 3 contro Verona (3-1), Atalanta (3-1), Bologna (0-3), Spal (3-2), Cagliari (3-0), esagerando contro Lazio (4-1) e Benevento (6-0).

Il totale fa 25 in 7 gare, una media spaventosa di 3,57 reti a partita, ma soprattutto 1 rete in più rispetto alle 24 di quel Milan formidabile trascinato da Marco Van Basten, finalista in Champions contro l'Olympique Marsiglia. 

Tuttavia non è un Napoli dipendente da una punta di riferimento, nonostante i numeri abbiano ormai proiettato Dries Mertens tra i centravanti (veri) più prolifici del Vecchio Continente. Il gol di Marek Hamsik ad aprire la contesa contro il Cagliari ha permesso al fuoriclasse slovacco di sbloccarsi segnando per l’11° stagione consecutiva proiettandosi a -1 dalle 115 reti di Diego Armando Maradona: il top-scorer partenopeo di tutti i tempi. Il numero 11 che ritorna, perché il soldato eroico di Banska Bystrica è esattamente l’11° calciatore diverso a gonfiare la rete, ultimo adepto di una cooperativa del gol all’interno della quale tutti vogliono dare il proprio contributo. Hamsik va a fare compagnia a Mertens che guida il gruppo a quota 7, quindi Callejon (4), Zielinski, Insigne, Ghoulam e Koulibaly (2), per poi chiudere con Milik, Rog, Jorginho e Allan fermi a quota 1. Le statistiche sono completate dall’autorete di Souprayen, che devia alle spalle del proprio portiere la traiettoria velenosa di Callejon su calcio d’angolo, pronta ad essere girata verso la porta dai tanti terminali offensivi su calcio piazzato. E non è un caso se la squadra di Maurizio Sarri (famoso anche per la leggenda sui 33 diversi schemi per battere una palla inattiva) sia la migliore sugli sviluppi di calcio d’angolo (3 reti come il Milan di Montella) e calcio da fermo in generale (7 reti, leader assoluto in Serie A)


lunedì 2 ottobre 2017 - 13:51 | © RIPRODUZIONE RISERVATA | data stampa: 16/12/2017