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Castellammare - Di Martino rompe il silenzio: «Iovino ha imposto la mia esclusione dalla giunta»

Il vicesindaco vuota il sacco: «Il capogruppo del PD voleva dettare i nomi dei dirigenti mentre avviavo la procedura secondo le regole previste. E ha preferito tenere in piedi Sint, una società da liquidare, per aggirare i controlli su alcune iniziative».

di Mauro De Riso

«Iovino ha sfruttato la verifica di giunta per mandarmi via». Andrea Di Martino vuota il sacco e rivela le ragioni che hanno condotto al suo allontanamento dalla squadra di governo cittadino. L'ormai ex vicesindaco ha deciso di dimettersi prima ancora che sia revocato ufficialmente il suo mandato, dato che ormai già da tempo non è ritenuto da Pannullo parte integrante della giunta.

«Da lunedì torno a lavorare a Roma - spiega Di Martino -. Ho atteso a lungo prima di esternare il mio pensiero per non creare ulteriori problemi nella maggioranza, ma ormai di tempo ne è passato tanto. Col sindaco è rimasta una certa cordialità, ma non mi parla da quando tre venerdì fa mi annunciò l'esclusione dalla giunta, per la quale non ho avuto alcuna motivazione ufficiale».

Di Martino, uomo di fiducia del sindaco dopo il patto di ferro Casillo-Migliore in occasione della campagna elettorale, si è visto persino sfrattare la sua stanza prima della revoca del mandato e intanto prova ad argomentare le ragioni, mai finora esposte dal sindaco, della sua estromissione dalla giunta. «Ad influire probabilmente sarà stato il dialogo che ho intrattenuto costantemente con le forze politiche di centro, con lo scopo primario di tenere unita la maggioranza e smorzare le polemiche, dato che di recente si era verificata una migrazione di assessori da un gruppo all'altro senza i propri consiglieri di riferimento. Un fenomeno strano che in genere tra gruppi politici alleati non dovrebbe accadere».

Il vicesindaco, poi, alza il tiro e punta il dito contro il capogruppo del PD in consiglio comunale.

«Con lui ci sono stati contrasti sull'interpretazione delle norme - sottolinea Di Martino -. Iovino avrebbe voluto influire sulla scelta dei nomi dei dirigenti, bypassando le regole che consentono esclusivamente di avviare la procedura per individuare profili idonei. Mi sono mosso in tal senso a tempo debito nel pieno rispetto della normativa vigente e non è un caso che oggi il Comune disponga di due dirigenti giovani e preparati che contribuiranno a rendere più efficiente la macchina comunale.

Ma la diatriba ha avuto ragion d'essere anche su Sint, dato che a mio avviso il patrimonio termale è tutelabile anche senza la partecipata comunale, da liquidare in base ai dettami della Riforma Madia. Iovino, però, ha voluto preservarla per aggirare i controlli su alcune iniziative da intraprendere, come ad esempio le concessioni per l'imbottigliamento delle acque. Un'ipotesi rivelatasi un boomerang, dato che non solo non è riuscito nel suo intento, ma adesso, con la scadenza del 30 settembre ormai trascorsa, il Comune è entrato in un meccanismo rischioso che potrebbe portare alla liquidazione incontrollata della Sint senza paracadute.

Il capogruppo del PD, pertanto, ha pensato di dare la mia testa in pasto agli alleati, ma il problema esposto da parte loro è stato proprio lo strapotere dem nei confronti del sindaco. Da parte mia, avre preferito portare avanti tanti progetti, ma i sogni non sempre si realizzano».

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domenica 1 ottobre 2017 - 12:20 | © RIPRODUZIONE RISERVATA | data stampa: 16/12/2017