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Politica & Lavoro

Gragnano - È bufera sulle graduatorie del servizio civile

Le opposizioni: «Tutto a Giuseppe e niente a Maria. Si è superato ogni limite».

di Simone Rocco

Un manifesto dei consiglieri comunali di opposizione accende la bufera a Gragnano sulle nomine di 18 giovani scelti per entrare a far parte della protezione civile locale.

“Tutto a Giuseppe e niente a Maria”. Questo il titolo che campeggia sul manifesto in cui si attacca il sindaco Paolo Cimmino. Un modo per informare la città sull’accaduto che, per le opposizioni, rappresenta il modo con cui “si è superato ogni limite”.

In una nota i rappresentanti della minoranza Salvatore Castrignano, Anna Delle Donne, Patrizio Mascolo, Antonio De Angelis, Silvana Somma e Giovanni Sorrentino, sottolineano come «con l’uscita delle graduatorie del servizio civile, il sindaco e la sua amministrazione hanno confermato la linea politica: favorire esclusivamente le famiglie, i congiunti e gli amici stretti di consiglieri e amministratori. Se l’amministrazione intende coltivare solo ed esclusivamente il proprio orticello – continua – non può essere un’amministrazione pubblica, ma una consorteria di interessi privati».

E quindi le conclusioni. «Condanniamo chi si serve della cosa pubblica per sistemare gli affari di famiglia. Migliaia di ragazzi a Gragnano non devono perdere la speranza.

Così può comprare il consenso di qualcuno dei suoi, mai il nostro silenzio».

Non si è fatta attendere la replica della maggioranza, affidata ad Aniello D’Auria. «La cultura del sospetto che infima si insinua nella nostra comunità, oramai da tempo, non fa bene al paese e tanto meno ai cittadini – afferma il consigliere di Gragnano Hub e presidente dell’assise cittadina - Per il becero piacere di tirare secchiate di fango su chi ricopre un ruolo istituzionale, qualcuno si diverte a costruire falsità tirando in ballo, senza pensarci su nemmeno una volta, persone totalmente estranee ai fatti. Devo quasi chiedere scusa a questi giovani, che nemmeno conosco, perché pagano lo scotto di portare il mio stesso cognome e per questo sono stati dasti in pasto all’opinione pubblica». D’Auria continua. «Nel mio caso non ci sono parenti diretti, indiretti, affini o conoscenti ma mi domando: nell'eventualità ce ne fossero stati e avessero avuto i titoli, quale sarebbe stato il giusto patibolo per loro? Vi prego, spronateci su progetti e programmazioni, innalziamo il livello delle nostre discussioni...perché così stiamo davvero toccando il fondo!».


sabato 16 settembre 2017 - 17:36 | © RIPRODUZIONE RISERVATA | data stampa: 23/10/2017