Napoli Calcio

Viaggio nel Napoli Club Madrid: una storia azzurra iniziata nel 2008

Il presidente Andrea «Eravamo giovani, lontani da tutto, ma grazie al Napoli non ci siamo mai sentiti soli»: la nascita di una comunità che ha trasformato Madrid in una seconda casa

di Giovanni Minieri


Essere tifosi del Napoli significa portare con sé un pezzo di casa ovunque si vada. È un sentimento che non conosce confini geografici né distanze, un legame viscerale che resiste al tempo e alle partenze. Anche a migliaia di chilometri dal Vesuvio, l’azzurro continua a battere forte, a farsi riconoscere tra le strade del mondo, a unire storie, voci ed esperienze diverse sotto un’unica, grande passione. È il battito di un cuore che non smette mai di chiamare Napoli, anche quando la vita conduce altrove.

Madrid, città viva, cosmopolita e attraversata da culture che si intrecciano ogni giorno, rappresenta uno di quei luoghi dove le identità non si cancellano, ma si trasformano e si arricchiscono. Dai viali eleganti del quartiere Salamanca alle strade popolari e vibranti di Lavapiés, passando per Malasaña, Chamberí e il cuore pulsante del centro storico, la capitale spagnola è un mosaico di storie e appartenenze. Ed è proprio in questo scenario che il Napoli ha trovato una seconda casa, grazie all’impegno, alla dedizione e all’amore autentico di chi ha scelto di non spezzare mai quel filo invisibile che lega alla propria terra d’origine.

In questo contesto nasce e cresce il Club Napoli Madrid: non soltanto un luogo dove ritrovarsi per seguire una partita, ma una vera e propria comunità. Un punto di riferimento in cui il calcio diventa pretesto per condividere emozioni, rinsaldare legami, tramandare tradizioni e sentirsi parte di qualcosa di più grande. Tra un coro intonato davanti a uno schermo e un abbraccio dopo un gol, il Club diventa casa, famiglia, identità custodita con orgoglio nel cuore della capitale spagnola.

Alla guida di questo progetto c’è Andrea, presidente del Club Napoli Madrid, che con passione, dedizione e senso di responsabilità rappresenta un riferimento per tanti tifosi azzurri lontani da Napoli. Il suo impegno rappresenta la volontà di creare un ponte stabile tra Napoli e Madrid, tra passato e presente, tra chi è partito e chi continua a sentirsi profondamente napoletano.

In questa intervista, Andrea racconta cosa significa essere napoletani lontano da Napoli, come si costruisce un senso di appartenenza oltre i confini geografici e quale valore sociale e culturale assume oggi un club azzurro nel cuore di una grande capitale europea. Un viaggio tra calcio, identità e sentimento, dove il Napoli non è soltanto una squadra, ma una lingua comune che unisce, resiste e continua a vivere, ovunque ci sia qualcuno pronto a gridare “Forza Napoli” anche a migliaia di chilometri dal Golfo.

Come nasce il Club Napoli Madrid e cosa rappresenta oggi per i tifosi azzurri in Spagna?
“Il Club Napoli Madrid nasce nell’agosto del 2008 da un’idea mia e di un altro ragazzo, Cristiano. Ci siamo conosciuti sul forum di tuttonapoli.net, che all’epoca era un vero punto di ritrovo per i tifosi azzurri. Da lì decidemmo di incontrarci a Madrid, al Burger King di Plaza Santa Bárbara, in occasione della partita di Intertoto tra Benfica e Napoli.
Fu proprio in quel momento che decidemmo di mettere su il club. All’inizio eravamo soltanto in due. Realizzammo il primo striscione storico, dipinto a mano, con una pezza blu e la scritta “Club Napoli Madrid”. Uno striscione che poi è stato anche autografato da Lavezzi e Maradona. Con quello andammo fino a Lisbona, ed è lì che, simbolicamente, è cominciata la nostra storia.
Negli anni si è formato un gruppo sempre più unito, con un nucleo duro di soci storici. Tra settembre e ottobre del 2008 arrivammo a essere una quindicina e iniziammo a vedere le partite insieme, diventando pian piano un vero punto di riferimento per i tifosi del Napoli a Madrid. Avevamo vent’anni, qualcuno 23 o 24: da quelle serate sono nate amicizie profonde, in alcuni casi anche storie d’amore. E col tempo si è creata una vera e propria famiglia. Molti di noi erano appena arrivati a Madrid, e grazie al Club Napoli Madrid sono nati legami che ancora oggi, dopo quasi vent’anni, resistono e continuano nel tempo. Da allora il club è cresciuto tantissimo: oggi siamo più di 100 persone".

Qual è stato il momento in cui ha capito che questo Club sarebbe diventato qualcosa di speciale?

“Subito. Appena fondato il club, ci siamo resi conto di quanto entusiasmo ci fosse: non solo napoletani che vivevano a Madrid, ma tifosi del Napoli provenienti da realtà diverse. Siamo stati il primo club di una squadra italiana a nascere a Madrid: oggi ci sono Juventus, Milan, Inter, Bologna, ma sono nati tutti due o tre anni fa. Noi invece siamo qui dal 2008, ed è motivo di grande orgoglio.

Cerchiamo di seguire la squadra anche all’estero, soprattutto nelle competizioni europee, e una delle emozioni più grandi è stata vedere, anche se solo per pochi minuti, il Napoli in vantaggio al Bernabéu nel 2017, con il celebre gol di Insigne. Invece la prima partita che abbiamo visto a Napoli come Club Napoli Madrid è stata contro il Torino, nel novembre del 2012. Vincevamo 1-0 e ricordo ancora l’errore di Aronica al 93’. Eravamo nei Distinti, e quell’episodio è rimasto impresso nella memoria di tutti noi”.

C’è qualche aneddoto legato al Club Napoli Madrid che vuoi rivelarci?

“Innanzitutto, il Club Napoli Madrid è intitolato a Gianluca Grava, perché decidemmo di dedicarlo all’unico giocatore della rinascita voluta da De Laurentiis, presente anche in Champions League. Se ci pensi, rappresenta davvero un ponte tra il passato e il nuovo Napoli. Per questo per noi è diventato il simbolo di quella rinascita.
Lui stesso ci fece un regalo speciale, donandoci la maglia numero 2 firmata: una maglia storica, e da lì la scelta fu quasi naturale. Inoltre si tratta di un aneddoto interessante anche per un altro motivo: di solito si tende a intitolare i club ai grandi campioni, ai nomi più altisonanti. Invece noi volevamo dare valore a chi ha incarnato lo spirito, il sacrificio, l’identità di quel Napoli. Facemmo una votazione tra i soci, qualcuno propose Gianluca Grava, e alla fine vinse proprio perché tutti riconoscevamo in lui il simbo

lo della rinascita.

C’è poi un altro episodio che ci riguarda, legato alla trasferta di Villarreal nel 2011. Eravamo circa cento tifosi del Napoli e il Villarreal ci facilitò l’acquisto dei biglietti, anche perché vivevamo in Spagna e sapevano che venivamo da Napoli. Ci sistemarono tutti nella stessa zona dello stadio. Quando il Napoli segnò con Hamsik, il calciatore venne a festeggiare sotto il nostro settore. Presi dall’entusiasmo, cademmo praticamente tutti sul rettangolo verde. Fu una partita sfortunata, che ci vide poi soccombere a seguito della rimonta degli spagnoli che staccarono il pass per il turno successivo di Europa League ”


Cosa significa tifare Napoli lontano da Napoli, vivendo all’estero?

"La verità è che tutto è nato dall’esigenza di creare un punto di incontro. All’epoca, infatti, seguire il Napoli dall’estero era tutt’altro che semplice: oggi sembra scontato, ma prima era quasi impossibile vedere una partita fuori dall’Italia. Non c’erano le piattaforme di adesso, non c’era nemmeno WhatsApp nel 2008. Bisognava arrangiarsi, trovare soluzioni, inventarsi qualcosa.

Da lì siamo riusciti a creare un gruppo di amici che, attraverso il Napoli, continuava a coltivare ogni giorno la stessa passione. Non era solo guardare una partita: era un modo per restare legati alla città, alla nostra casa. Non avevamo la possibilità di sentirci continuamente con gli amici rimasti a Napoli, quindi ritrovarci per seguire il Napoli diventava un vero momento di condivisione, quasi familiare.

Arrivare in Spagna a 18, 19, 20 anni, nel 2008, significava essere lontani da tutto e da tutti, senza strumenti per restare in contatto costante. Il Napoli, in questo senso, era molto più di una squadra: era sentirsi a casa, anche a distanza.

Da lì è nato un gruppo che, nel tempo, è rimasto unito. Siamo cresciuti insieme, abbiamo condiviso momenti storici come le feste scudetto, organizzando e coordinando le celebrazioni a Puerta del Sol. Per il terzo scudetto eravamo più di mille persone, e lo stesso è accaduto anche per il quarto. Quello è stato l’aspetto più bello: diventare un simbolo lì, far partire i cori tutti insieme, portare Napoli nel cuore di Madrid".

Qual è stata l’emozione più forte vissuta insieme al Club negli ultimi anni?

"Con molta sincerità, il ricordo più forte per me resta la Coppa Italia vinta nel 2012. Penso alla finale Napoli-Juventus, quella dell’era Mazzarri. Andammo tutti a Roma, davvero tutti. Oggi è facile dire lo scudetto, ed è giusto, senza dubbio. Ma quella Coppa Italia ha un peso speciale, perché arrivava dopo anni in cui non avevamo vinto nulla.
La maggior parte di noi non aveva vissuto i grandi successi del Napoli di Maradona: siamo figli degli anni Ottanta, ricordiamo poco o nulla di quel periodo. I nostri ricordi sono legati soprattutto ai fallimenti, alla Serie B, alle difficoltà societarie, agli anni di Ferlaino, Corbelli, e Naldi. Certo, ci sono le videocassette della festa per il secondo scudetto o della Supercoppa vinta contro la Juventus, ma non erano successi realmente “nostri”, vissuti in prima persona. Per questo quella Coppa Italia rappresenta tantissimo: per molti di noi è stato il primo trofeo vero, conquistato dopo tanta sofferenza. Andammo a Roma, vincemmo, e poi ci spostammo subito a Napoli per festeggiare. È stato un momento indimenticabile.
Poi è arrivato lo scudetto, che resta qualcosa di immenso, ma il primo grande spartiacque è stato proprio quel trofeo: il primo dell’era De Laurentiis. Quel Napoli di Mazzarri, con Cavani, Lavezzi e Hamsik, regalava emozioni pure. Sono partite che ti restano dentro: la rimonta al cardiopalma con la Lazio, il gol di Lavezzi al 93’ a Cagliari, la grinta di un Cavani autentico trascinatore. Sono tutte sfide che ancora oggi ricordiamo con il sorriso. Per tanti il ricordo più bello resta il terzo scudetto, ed è comprensibile. Ma per me, senza alcun dubbio, il momento più intenso resta quella Coppa Italia. 

Quali sono gli obiettivi del Club Napoli Madrid per il futuro, dentro e fuori dal campo?


"Non abbiamo obiettivi rigidi o prefissati. L’idea è semplicemente quella di continuare il nostro percorso nel tempo, come stiamo già facendo. Negli anni si sono avvicinate nuove persone, sono nate amicizie vere e, ogni volta che possiamo, ci ritroviamo insieme. Vogliamo restare un punto di riferimento per i tifosi del Napoli a Madrid, ma soprattutto goderci il Napoli lontano da casa, con semplicità e sincerità.

Oggi facciamo parte anche dell’associazione UANM, e puntiamo a proseguire così, al massimo delle nostre possibilità, crescendo poco alla volta in base agli impegni di tutti. L’importante è ritrovarsi per vedere le partite insieme, divertirsi e, perché no, sperare di festeggiare il quinto scudetto già quest’anno


Che messaggio vuoi lanciare ai tifosi napoletani che vivono a Madrid, e magari non hanno ancora scoperto il Club?

"Il nostro obiettivo resta chiaro: essere sempre il punto di riferimento dei tifosi napoletani a Madrid. E quando il Napoli gioca qui, come è già successo, creare un punto di incontro per tutti, a Puerta del Sol, prima della partita. Vogliamo che quello resti il luogo simbolo del ritrovo dei napoletani a Madrid. Ne approfitto anche per sollevare la questione biglietti: ci chiamano in tantissimi, ma noi i tagliandi non li abbiamo. Oggi andare al Maradona è complicatissimo, soprattutto per chi vive all’estero. Senza la tessera del tifoso è quasi impossibile, e anche rinnovarla comporta tempi e procedure complesse. Paradossalmente, per noi è più facile andare a vedere il Napoli in trasferta che in casa.

Siamo stati a Bologna acquistando i biglietti nel settore locale, poichè vivendo all’estero non abbiamo le limitazioni delle trasferte vietate. Anche per questo abbiamo deciso di far parte di un’associazione importante come la UANM: da soli non si va da nessuna parte, e solo unendo le forze si possono affrontare certe difficoltà".


martedì 13 gennaio 2026 - 12:15 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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