Nella giornata di ieri, 27 Ottobre, il disegno di legge contro l’omotransfobia subisce in Senato un ulteriore arresto nel suo iter di approvazione. L’aula di Palazzo Madama ha ieri, a scrutinio segreto, ha approvato, con 154 voti a favore, 131 contrari e due astenuti la richiesta di Lega e Fratelli d’Italia di non esaminare la legge articolo per articolo e dei suoi emendamenti. La “tagliola” è uno strumento previsto dall’articolo 96 del regolamento di Palazzo Madama: «Prima che abbia inizio l’esame degli articoli di un disegno di legge, un senatore per ciascun gruppo può avanzare la proposta che non si passi a tale esame». La votazione, accolta con un fragoroso applauso, è la più recente tappa di un cammino legislativo travagliato, segnato da ritardi e ostruzionismi.
L’iter Parlamentare
Il testo era stato approvato alla Camera nel lontano 4 novembre scorso dalla maggioranza giallorossa del Governo Conte II. Tuttavia l’avvenuto cambio di maggioranza che include ad oggi parte del centrodestra, cioè Forza Italia e Lega, apertamente schierati contro questa legge, ha dato il via al lungo iter di rinvii e proposte di modifiche, le quali, unite ai ritardi dovuti alle incombenze parlamentari (ferie, amministrative ecc) ha portato allo slittamento di ormai un anno dalla prima approvazione.
Cosa prevedeva il Disegno ?
L’obiettivo del disegno era di prevenire e contrastare le discriminazioni e le violenze basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.
A livello simbolico proponeva il 17 Maggio come giornata nazionale contro l’omofobia, l’offerta formativa da parte delle scuole di programmi di sensibilizzazione proprio contro questo tipo di discriminazione, il finanziamento di centri contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, con l’obiettivo di offrire assistenza legale, sanitaria e psicologica per le vittime dei crimini d’odio. In campo penale proponeva di estendere la portata del già esistente art 604 bis codice penale, cd Legge Mancino, che contrasta i reati di razzismo, per coinvolgere anche quelle minoranze che a
d oggi non sono protette, ossia i portatori di disabilità e gli appartenenti alla comunità lgbtq. Nei 10 articoli si prevedeva l’estensione dei cosiddetti reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa a chi discrimina omosessuali, donne, disabili. Le pene previste erano la reclusione fino a 18 mesi e la multa fino a 6.000 euro per chi commette o incita a una discriminazione. Per chi istiga a commettere una violenza o a effettua la pena era il carcere da 6 mesi a 5 anni. La stessa pena era prevista per chi partecipasse a organizzazioni che incitano alla discriminazione o alla violenza. Inoltre a tutela della libertà di espressione prevedeva all’art 4 la cd “clausola salva idee : “Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni, nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.
Il contesto sociale, qualche dato
L’italia nel 2021 si posiziona al 35° posto della classifica ILGA Europe dei Paesi per politiche a tutela dei diritti umani e dell’uguaglianza delle persone LGBT+. Nell’ultimo anno i ricatti e le minacce subiti dalle persone LGBT+ sono passati dall’11% al 28% (dati Gay help line). I casi di mobbing e discriminazioni sul lavoro dal 3 al 15%. Secondo i dati Eurostat 2019 in Italia si compie un femminicidio ogni 3 giorni e sono sempre più diffusi hate speech, violenze e molestie. Il 29,5% delle persone con disabilità è a rischio di povertà o esclusione sociale, rispetto al 18,4% delle persone senza disabilità.
Prospettive per il futuro
Il regolamento del Senato prevede che dopo la “tagliola” non sia più possibile ripresentare lo stesso testo di legge. L’iter può ricominciare con un testo sullo stesso argomento ma almeno a sei mesi di distanza dal voto sul vecchio. E quindi a partire dal 27 aprile 2022. La nuova proposta deve essere poi calendarizzata alla Camera o al Senato e seguire il percorso di approvazione. Mandando così in soffitta i due anni che ci sono voluti per arrivare al voto di ieri.