Sfuma il blitz per arrivare ai fondi del Piano Strategico dell’Autorità Portuale. E il Pd decide di rompere gli indugi e di sfilarsi dalla maggioranza di Vincenzo Ascione. Il golpe al primo cittadino di Torre Annunziata potrebbe materializzarsi in occasione della votazione sul bilancio, come annunciato dal coordinatore cittadino dem Paolo Persico. Non è andato a buon fine l’ultimo tentativo di Ascione di ricomporre i cocci, a seguito dello scandalo tangentopoli che ha gettato ombre sull’ufficio tecnico e soprattutto sulla politica oplontina. La delibera per chiedere alla Regione Campania di includere anche il porto di Torre Annunziata nella gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, proprio mentre si apprestano ad arrivare i finanziamenti per la riqualificazione dei porti di Castellammare di Stabia, Napoli e Salerno, ha riscontrato la freddezza del presidente Andrea Annunziata, che ha annunciato nei giorni scorsi l’approvazione del preliminare del Piano Strategico, in cui non figurerà Torre Annunziata.
E così l’ultima spiaggia si è rivelata un flop per l’amministrazione targata Ascione, costretto ad ingoiare anche il boccone amaro dell’annuncio della fuoriuscita del Pd dalla maggioranza. Ma in questo contesto così confuso, è proprio il Pd a palesare tutte le crepe e le contraddizioni di un percorso amministrativo che gli stessi dem hanno fortemente sostenuto fino all’arr
esto del dirigente dell’ufficio tecnico Nunzio Ariano, beccato mentre riceveva una tangente da una ditta impegnata nell’adeguamento anti-Covid di una scuola, e del vicesindaco Luigi Ammendola, maresciallo della guardia di finanza poi scarcerato. Quest’ultimo, fedelissimo del capogruppo regionale dem Mario Casillo, è diventato il pomo della discordia della faida intestina al Pd, che vede protagonisti i consiglieri regionali Massimiliano Manfredi e Bruna Fiola, intenzionati a scalzare Casillo dal ruolo di “prima donna” democrat in Regione. La sfiducia ad Ascione, che potrebbe materializzarsi nei prossimi giorni a meno di ulteriori colpi di scena, andrebbe proprio a favorire la corrente di Manfredi e Fiola, che punta all’investitura nella scelta del prossimo candidato sindaco del Pd.
E non è un caso che la richiesta di invio della commissione d’accesso presso il Comune di Torre Annunziata, sbandierata proprio dagli stessi dem dopo lo scandalo tangenti e le dimissioni e le denunce del vicesindaco anticlan Lorenzo Diana, oggi non rientri più nei “piani” del Partito Democratico, che punta a riportare i cittadini alle urne nel 2022. Poco importa se il Comune è oppresso dagli scandali. Per la nuova corrente dem l’occasione è troppo ghiotta per cambiare le gerarchie nel partito. Ed evidentemente non c’è tempo per ricostruire intanto un tessuto urbano e sociale oggi ampiamente compromesso.