È stata presente anche la Città Metropolitana di Napoli, questo pomeriggio, quando, alle ore 13.30 in punto, dopo un’attesa di 11 anni, le ruspe hanno inferto i primi colpi per la demolizione di palazzo Fienga, la storica fortezza del clan Gionta, simbolo della camorra a Torre Annunziata e, da oggi, simbolo della rinascita.
Insieme con il Ministro alle Infrastrutture e a quello dell’Interno, accanto al Procuratore nazionale antimafia, al Prefetto di Napoli, al Sindaco di Torre e a tanti rappresentanti istituzionali era presente, infatti, anche il Sindaco della Città Metropolitana quando è venuta giù la prima pietra dell’edificio che per 50 anni ha rappresentato il potere camorristico nell’area vesuviana. Il potere narrato dal giovane cronista de Il Mattino, Giancarlo Siani, che pagò con la vita il suo coraggio: il 23 settembre del 1985 fu ucciso dai colpi di quella stessa camorra che in quel palazzo prendeva le sue decisioni di dolore e morte.
Al posto dei 12mila metri quadri occupati da palazzo Fienga sorgeranno ora un parco pubblico e una piazza. L’ipotesi era di chiamarla Piazza della Libertà. Ma da più parti, oggi, si è levato l’invito a chiamarla proprio Piazza Giancarlo Siani.
Palazzo Fienga, da simbolo dell'imprenditoria nella seconda metà dell'800 a fortezza della camorra
L’abbattimento della struttura cancella definitivamente la presenza fisica di un complesso dalle dimensioni enor
mi e dalla storia estremamente stratificata.
Nato nella seconda metà dell’Ottocento come un ambizioso progetto del commendatore Annibale Fienga, l'edificio rappresentava inizialmente il fiore all'occhiello dell'imprenditoria molitoria e portuale locale. Caratterizzato da un imponente portale in piperno e da uno scalone monumentale a quattro ordini di archi, il palazzo rifletteva lo stile dei grandi edifici nobiliari napoletani e fungeva da centro produttivo e residenziale di prestigio.
Nel corso del Novecento, l'edificio dimostrò una resistenza straordinaria agli eventi bellici del 1943 e alla devastante esplosione dei vagoni ferroviari del 1946, facendo quasi da scudo alle strutture circostanti. Tuttavia, il declino economico dell'industria locale e il progressivo isolamento urbano ne mutarono profondamente la natura.
Dalla fine degli anni Settanta, quel simbolo di intraprendenza borghese venne trasformato nel bunker inaccessibile della criminalità organizzata, diventando per mezzo secolo il centro decisionale della camorra nell'area vesuviana costiera.
Al termine delle operazioni di abbattimento, l’area sarà, dunque, oggetto di una profonda rigenerazione urbana. L’amministrazione metropolitana ha confermato l'impegno nel sostenere questo percorso di trasformazione, affinché la scomparsa del vecchio edificio diventi l'occasione per far nascere nuove opportunità sociali e favorire la partecipazione attiva degli abitanti di Torre Annunziata.