Il mandante dell'assassinio di Matilde Sorrentino, 'madre coraggio' uccisa il 26 marzo 2004 dalla camorra, ora ha un nome e un volto. Per il pm di Torre Annunziata Alessandro Pennasilico a commissionare l'omicidio fu Francesco Tamarisco, 45enne oplontino arrestato in mattinata dai carabinieri della compagnia locale. L'ordine venne dato ad Alfredo Gallo, arrestato il 30 aprile 2004 e poi condannato all'ergastolo in via definitiva.
Fu il coraggio della 49enne a decretarne la morte. La donna infatti denunciò gli 'orchi' della scuola del rione Poverelli, che tra il 1997 e il 1998 abusarono sistematicamente dei bambini: la mamma raccontò quello che accadeva ai suoi figli e agli altri alunni vittime delle violenze. I bruti vennero arrestati e condannati, ma la donna pagò quel suo atto di alto senso civico con la vita. Matilde Sorrentino fu trucidata fuori l'uscio della sua casa, ammazzata come se fosse un boss. La risposta feroce della camorra, che non guarda in faccia a nessuno, donne e bambini inclusi.
I fatti furono documentati a seguito della denuncia di altre due madri,
i cui piccoli erano caduti nella rete dei pedofili. Tra loro ebbe un ruolo centrale proprio la Sorrentino, le cui dichiarazioni vennero acquisite sia in fase di indagini preliminari sia nel corso delle udienze. Nel processo condannati 17 dei 19 imputati, tra cui proprio Francesco Tamarisco, poi assolto in appello. Nel corso delle recenti indagini a carico di Tamarisco - capo del gruppo criminale detto dei 'Nardiell' operante nel traffico dei narcotici - è stata acquisita una cifra gravemente indiziaria tanto da ritenerlo mandante e organizzatore dell'omicidio di 'mamma coraggio'. L'uomo, secondo il magistrato, nutriva gravi ragioni di astio e risentimento nei confronti della donna che aveva 'osato' denunciarlo.
Altro sangue, per altro, fu versato tra il 26 e il 27 luglio del 1999, quando sempre a Torre Annunziata vennero barbaramente trucidati nel giro di poche ore Ciro Falanga e Pasquale Sansone, rimessi in libertà per la scadenza dei termini di custodia cautelare e successivamente condannati a 15 e 13 per gli abusi commessi. Oggi, con Talarisco in manette, il cerchio sembra essersi chiuso.