“Non mi dimetto”. Vincenzo Ascione mantiene il pugno fermo e non ha alcuna intenzione di mollare la fascia da sindaco, dopo gli scandali che hanno travolto il Comune di Torre Annunziata. Neanche il recente coinvolgimento nell’inchiesta della Dda, che lo vede indagato insieme ad altre 11 persone con l’accusa di concorso in associazione mafiosa, è bastata per indurlo a compiere un passo indietro, a corollario di un anno davvero da dimenticare per la politica oplontina. La tangentopoli che ha travolto l’ex dirigente dell’ufficio tecnico Nunzio Ariano, arrestato perché beccato mentre percepiva una mazzetta, l’arresto del vicesindaco dem Luigi Ammendola, poi scarcerato, la commissione d’accesso insediata al Comune. Ed ora questa ennesima turbolenza, con il blitz delle forze dell’ordine nella sede comunale e nell’abitazione del sindaco e l’inchiesta in corso con 12 indagati per concorso in associazione mafiosa. “Resto per onestà e per amore per la mia città. Non ho intenzione di chinare il capo, né di rassegnare le dimissioni. E non posso accettare un’onta del genere” sottolinea il sindaco Ascione nel corso dell’odierna conferenza stampa, in cui non nasconde il suo disappunto nei confronti dell’azione avviata dalla Dda e difende a spada tratta Salvatore Onda, nipote del killer dei Gionta e parente di un consigliere comunale, ritenuto
il deus ex machina delle nomine degli assessori, degli affidamenti e degli appalti. “Una parentela scomoda non può essere motivo di discriminazione, non posso giudicare una persona in base alle parentele” sostiene Ascione, che poi rincara la dose. “Onda - prosegue il sindaco oplontino - potrebbe rappresentare motivo di riscatto e resilienza. Tra l’altro vorrei capire perché un dipendente di una società in house dell’ente non possa interloquire con il sindaco e con i consiglieri, tenendo anche che rappresenta un movimento politico con due esponenti in consiglio comunale. A quanto pare, se interloquisce con esponenti della Regione, va tutto bene. Se interloquisce col sindaco di Torre Annunziata, allora è legato al clan”. Ascione rivolge poi parole al miele anche nei confronti del suo ex vicesindaco Luigi Ammendola, maresciallo della finanza in quota PD, arrestato e poi successivamente scarcerato nella tangentopoli che ha visto coinvolto il dirigente Nunzio Ariano, tuttora in carcere. “Ammendola - afferma Ascione - ha sempre svolto il suo ruolo con lealtà, dedizione e rigore morale. Il Riesame e la Cassazione lo hanno rimesso in libertà per mancanza di prove. Solo la vicenda Ariano è quella che ha davvero scosso la comunità, ma non voglio pronunciarmi ulteriormente su di lui perché sta affrontando il suo percorso giudiziario e sta scontando la pena”.