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Stabia: il Porto

Lettera alla redazione

di Lettera alla redazione


In un misto di ricordi personali, in base all'eta´, e di notizie storiche, chiunque puo´ farsi una idea, quale sia stato lo sviluppo del bacino portuale stabiese.
Il tutto condizionato da un molo foraneo che, nel corso dei decenni, fu piu´ volte prolungato. Il trasferimento dello scalo a scivolo, dal mare aperto a dentro il bacino portuale, non ne ridusse l'uso, perche´, le navi di una volta, costruite con estremita´ particolarmente risucchiate, non creavano problemi al varo. (La cosa cambio´ con l'introduzione della poppa quadra, a specchio, che causa, ad ogni varo, una notevole onda, che costringe al fuggi fuggi le imbarcazioni minori presenti in porto, insieme alla chiusura della banchina Marinella e del molo sottoflutto (Montil), ogni volta regolarmente sommersi).

Ancora 60, 70 anni fa, il bacino portuale interno, oltre a qualche natante di servizio, tra l'altro il vecchissimo e minuscolo rimorchiatore portuale R.D.27, ospitava ancora qualche paranza, i resti del traffico di piccolo cabotaggio. Al pontile dei due silos  granari, l'uno risalente,forse, al periodo a cavallo della Prima Guerra Mondiale, l'altro aggiunto durante gli anni '20 del secolo scorso, dove, con l'aiuto di 4 elevatori,  scaricavano, sul lato esterno, le navi che fornivano il grano duro per gli allora numerosi pastifici e mulini della zona. Con la costruzione del deposito del sale, dove era raffinato questo prodotto, nell'immediato, ultimo dopoguerra, vi ci aggiunsero le piu´ piccole navi, che fornivano il sale grezzo, attraccando al lato interno del pontile.

Sebbene, allora, questo specchio d'acqua fosse piu´ o meno regolarmente dragato, il terriccio trasportato a valle dalle precipitazioni atmosferiche, ne riduceva i pescaggi utili. Il traffico commerciale minore, oltre alle navicelle per la navigazione del Golfo, utilizzava la banchina Marinella ed il molo sottoflutto, dove attraccavano anche visitatori, come le corvette della Classe APE, adibite a scuola comando, ed, ogni tanto. perfino navi di altre dimensioni e categorie.

Le navi varate, da allestire, e quelle da riparare/trasformare, richiedevano, per ovvii motivi, banchine adatte allo scopo, invece di poter attraccare solo di poppa, e questa necessita´, oltre ad una migliore protezione del bacino portuale, porto´ ai  diversi prolungamenti del molo foraneo, fino alla estensione attuale, per poterci sistemare una banchina di allestimento e relative gru. (Che questo prolungamento porto´ poi al ripascimento naturale della spiaggia, e´ un altro discorso). Il lento ma continuo declino delle attivita´ del cantiere, con la completa scomparsa del comparto militare, rese del tutto inutile la vecchia caserma Cristallina che, ancora durante le seconda meta´ degli anni '40, era presidiata da un picchetto della MMI, sebbene ormai vuota.

Con il trasferimento altrove di quasi tutte le nostre attivita´ nell'industria alimentare/ conserviera/conciaria/per l'imballaggio (latta), queste scomparvero, insieme a tante altre.  Di conseguenza, oltre ai ruderi nella zona nord cittadina, restarono, nell'ambito portuale, i due silos alti 28 metri e l'edificio del deposito del sale,

rivelatisi ormai inutili, anche in base a tentativi di riuso fatti negli ultimi anni.

E tutto questo, dal cantiere fino al molo sottoflutto, sono le "nostre rovine di Pompei".

Alcune di queste sono gia´ scomparse, come gli chalets all'acqua della Madonna, abbattuti, rifatti e poi nuovamente eliminati, per sottrarre questa attivita´ dalle grinfie dei clan cammorristici locali, ma non l'antistante specchio d'acqua, ormai trasformatosi in un guazzabuglio di attracchi senza testa e senza coda.

Senza cadere in elucubrazioni di tipo filosofico-macchavellistico, senza citare il classico "il fine giustifica i mezzi", senza riflettere sulla provenienza degli enormi mezzi finanziari in giro per il mondo, senza osservare i tanti casi di camorra in cravatta e doppio petto, ORMAI DAPPERTUTTO, anche dentro e davanti alle nostre porte di casa, qualcuno dovrebbe decidersi a vagliare queste situazioni e soppesare, se e fino a che punto questa pecunia puzzi, se vogliamo ancora farla utilizzare, anche da noi....

O la si elimina,- na´ piccola co´ limone -, o la si usa, a vantaggio di tutti... 

E allora, che ne facciamo di questa zona, il cui riattamento e riuso sarebbe anche la indispensabile premessa, per riattare il retrostante centro antico?

I possibili usi, sostituzioni ed aggiunte, sono stati indicati diverse volte, senza che la classe politica/imprenditoriale locale abbia mai reagito. Forse questo dipende dal fatto, che a Castellammare, evidentemente, esiste una specie di Loggia, una P.3, che ha deciso, e gia´ diversi anni fa, di eliminare anche la minima traccia, di quelle che erano le vestigia industriali stabiesi, progettando diverse soluzioni, tipo "occhio del mare", per trasformare questa zona in una Montecarlo stabiese. E questi investori non vi hanno rinunciato, anche se nessuno di essi lo dice chiaro e tondo.                  

Il nostro "to be, or not to be", si chiama: solo gamba turistica, oppure anche gamba industriale?   

Ripetere gli argomenti a favore del bipedismo e´ inutile, perche´ si tratta, ormai, di una questione di fede e/o di interessi venali personali. Ed anche qui sono i cittadini, che dovrebbero finalmente decidere, cosa farne della propria citta´. 

Fatto e´ che i delegati a governare Stabia hanno, nel corso degli anni, fatti progetti, intraprese, almeno teoreticamente, iniziative, senza capo ne´  coda, presi accordi, che ci hanno ridotti all'ultima sporta del tarallaro. Questo stato di cose mi ricorda un mio amico di gioventu´ che, sulla sua bicicletta, aveva apposto il cartello "puttana".    A chi gliene chiedeva il motivo, rispondeva: "perche´, chi la vuole, se la piglia".   

E sono questi motivi reconditi, che spiegano i motivi ed i risultati di diverse porcate, come il progetto di sostituzione dei Magazzini Generali con una grandiosa, inutile Stazione Marittima, il traffico croceristico, ridotto alla distribuzione di biscotti ed acqua Acetosella, il "riattamento" di Fontana Grande e piazza Orologio,  e cosi´ via... 
 
 
Antonio Mascolo


giovedì 3 marzo 2016 - 10:08 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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