Cronaca
Sant'Antonio Abate, ventenne ai domiciliari per spaccio: sequestrati 186 grammi tra cocaina e crack
Il giovane, originario di Pompei e residente a Sant’Antonio Abate, è indagato per detenzione di droga ai fini di spaccio e cessione continuata di stupefacenti. Le indagini dei Carabinieri di Castellammare di Stabia sono partite dal ritrovamento della sostanza in un edificio rurale abbandonato. Disposto anche il braccialetto elettronico.
L’operazione dei Carabinieri a Sant’Antonio Abate
Un ventenne residente a Sant’Antonio Abate è stato sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nell’ambito di un’indagine su una presunta attività di spaccio di sostanze stupefacenti sul territorio. Il giovane, nato a Pompei, è indagato per detenzione illecita di droga ai fini di spaccio e cessione continuata di stupefacenti.
Il provvedimento cautelare è stato eseguito questa mattina dagli ufficiali di polizia giudiziaria della Sezione Operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Castellammare di Stabia, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura della Repubblica.
Oltre alla permanenza presso la propria abitazione, per il ventenne è stato disposto il divieto assoluto di comunicare con persone estranee al nucleo familiare convivente.
Il ritrovamento di cocaina e crack in un edificio abbandonato
L’inchiesta ha avuto origine il 3 luglio 2026, quando i Carabinieri hanno effettuato una perquisizione in un fabbricato rurale diroccato e disabitato a Sant’Antonio Abate.
Durante il controllo, i militari hanno rinvenuto una cassetta di sicurezza portatile nascosta tra i rifiuti. Al suo interno erano occultati circa
186 grammi complessivi di cocaina e crack, sottoposti a sequestro.
Nello stesso luogo sono stati trovati anche quattro bilancini di precisione e pentolini con residui di polvere bianca, ritenuti compatibili con attività di pesatura, lavorazione e confezionamento della sostanza stupefacente in dosi.
Le immagini delle telecamere e gli elementi raccolti dagli investigatori
Dopo il ritrovamento, gli investigatori hanno approfondito gli accertamenti attraverso l’acquisizione e l’analisi delle registrazioni dei sistemi di videosorveglianza privati presenti nella zona.
Secondo la ricostruzione accusatoria, le immagini avrebbero documentato ripet
ute operazioni di occultamento e successivo prelievo di involucri contenenti droga da parte del giovane, che avrebbe utilizzato il fabbricato abbandonato per nascondere la sostanza ed eludere i controlli antidroga.
Ulteriori elementi sarebbero emersi durante una perquisizione domiciliare nei confronti del ventenne. In quella circostanza, i Carabinieri avrebbero trovato indumenti e accessori corrispondenti a quelli visibili nelle registrazioni.
Gli investigatori avrebbero inoltre riscontrato una corrispondenza tra il tatuaggio esteso lungo tutto il braccio destro della persona ripresa dalle telecamere e quello presente sul braccio dell’indagato.
La presunta attività di spaccio tra gennaio e agosto 2026
Gli ulteriori approfondimenti investigativi avrebbero delineato una presunta attività continuativa di spaccio al dettaglio, che sarebbe stata svolta sul territorio locale tra gennaio e agosto 2026.
A sostegno dell’ipotesi accusatoria sono state raccolte dichiarazioni di persone informate sui fatti ed effettuate individuazioni fotografiche.
Nel corso dell’interrogatorio preventivo davanti al GIP, secondo quanto riferito nel comunicato della Procura, il giovane avrebbe ammesso gli addebiti contestati.
L’indagine della Procura di Torre Annunziata
L’attività investigativa è stata coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata ed eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia.
L’ordinanza cautelare è stata adottata sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini e prevede gli arresti domiciliari con controllo elettronico e limitazioni ai contatti esterni al nucleo familiare convivente.
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. La misura cautelare può essere impugnata davanti al Tribunale del Riesame e l’indagato deve essere considerato non colpevole fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza.
sabato 17 ottobre 2026
- 10:40 | © RIPRODUZIONE RISERVATA