Questa mattina i militari della Compagnia Carabinieri di Castellammare di Stabia hanno eseguito un’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari e una seconda ordinanza di custodia cautelare in comunità, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata e dal Tribunale per i Minorenni di Napoli, su richiesta delle rispettive Procure.
I provvedimenti riguardano tre soggetti, nei confronti dei quali risultano gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati di rapina e lesioni aggravate.
La rapina nella notte del 30 marzo
L’attività investigativa trae origine da un episodio avvenuto nella notte del 30 marzo 2026 a Sant’Antonio Abate, quando un anziano di 82 anni sarebbe stato vittima di una violenta rapina all’interno della propria abitazione.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, ancora nella fase delle indagini preliminari, alcune persone si sarebbero introdotte nell’appartamento dopo aver forzato una porta-finestra della cucina, con il volto coperto da passamontagna.
L’aggressione e il bottino
Nel corso dell’azione, la vittima sarebbe stata colpita con calci e pugni, riportando lesioni e la frattura di alcune costole, giudicate guaribili in circa 30 giorni.
Gli autori della rapina avrebbero poi sottratto monili in oro per
un valore stimato di circa 1.000 euro, dandosi successivamente alla fuga a bordo di due biciclette elettriche.
Le indagini dei Carabinieri
Le indagini sono state condotte dai Carabinieri della Stazione di Sant’Antonio Abate e dalla Sezione Operativa della Compagnia di Castellammare di Stabia, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli.
Gli investigatori, anche attraverso l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblica e altri riscontri investigativi, avrebbero raccolto elementi ritenuti significativi per l’individuazione dei tre indagati.
Secondo quanto riportato, tra le persone coinvolte vi sarebbero due maggiorenni e un soggetto che, all’epoca dei fatti, era ancora minorenne.
Le misure applicate e la fase del procedimento
Al termine delle formalità di rito, i due maggiorenni sono stati sottoposti agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico, mentre il minore è stato collocato in una comunità, la struttura “Ohana” di Salerno.
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, le persone coinvolte devono considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.