Cronaca

Santa Maria la Carità - Al Rione Putchino striscione del Napoli in memoria di Emanuele, Ciro, Antonio e Marcello

“Quando un giorno morirò, da lassù ti guarderò” perché andarsene in fondo non significa per forza non esserci, essersene andati non significa per forza non tornare mai più.

di Felicia Ferrara


“E che’ te si perz”. Alle 22:40 di giovedi 4 Maggio, al fischio finale di Udine che ha decretato matematicamente, la vittoria del Napoli del suo terzo scudetto, dopo trentatrè anni di attesa, non si è urlato né cantato. In quei primi minuti in cui ci si rendeva conto di quello che era successo davvero, la vera tonalità emotiva è stata la commozione. La Napoli geografica e quella estesa un po’ ovunque ha avuto un vero e proprio crollo emotivo. Piangevano tutti, i tifosi allo stadio del Friuli, quelli al Maradona davanti ai maxi schermi, ha pianto lo speaker dello stadio, Daniele «Decibel» Bellini, l'allenatore.
Si è pianto per la lunghissima attesa, per il desiderio così forte da far tremare tutto. Per ciò che i napoletani sono, per quelli che si è stati. Si è pianto con le persone con cui si era e, soprattutto, per tutti coloro che non ci sono più e che avrebbero esultato di gioia per questo insperato trionfo sportivo. Tutte quelle vite che, dopo anni di domeniche allo stadio o a tifare la propria squadra del cuore davanti alla tv, sono andate via senza riuscire a provare la sensazione di vincere, l’emozioni di una notte in cui, finalmente, sono gli altri a guardano te e a voler essere te. La notte del tricolore.
La grande festa di Napoli è riuscita a convertire le assenze in presenze. La squadra partenopea ha vinto e si è vinto insieme. Proprio per questo, questa mattina, a Santa Maria la Carità, i ragazzi di Cappella dei bisi, del Rione “putchino”, hanno voluto omaggiare con una grande festa sulla Piazzetta

Padre Pio i giovani tifosi azzurri che ci hanno lasciati in questi anni.
“Sempre al vostro fianco” è lo striscione dedicato a Emanuele, Ciro, Antonio e Marcello e battezzato alla presenza di un folto gruppo di ragazzi ed accompagnato da cori, canzoni, fumogeni, bandiere e fuochi d’artificio.
Sul grande camion che ha sfilato per le strade cittadine, stamattina, si era felici perché consapevoli che Emanuele, Ciro, Antonio e Marcello erano lì, tutti al Puchino, richiesti, evocati, invitati alla festa, posto d'onore, seconda bandiera come simulacro della loro presenza. La gioia preparata, elaborata, “trezziata” per la vittoria del Napoli ha permesso di preparare tutto alla grande, al meglio, trovargli il significato giusto, la postura corretta.
Uno dei cori napoletani più famosi dice: “Quando un giorno morirò, da lassù ti guarderò” perché andarsene in fondo non significa per forza non esserci, essersene andati non significa per forza non tornare mai più. I ragazzi sarebbero stati felici e ora, la felicità durerà settimane, mesi, sarà una riserva di forza a cui attingere negli inverni che verranno.

“Tutto sta scivolando indelebilmente nel passato”, recita Don DeLillo nel famoso primo capitolo di Underworld, quello sulla leggendaria vittoria dei Giants sui Dodgers nel 1950. E va bene così, per questo weekend, questo mese e questo anno di festa e gioia, va davvero bene così. Il tempo vince sempre, e questa mattina si è trovato l'antidoto, ed è stato bellissimo.



domenica 7 maggio 2023 - 16:01 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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