Politica & Lavoro

Regione - Congresso Pd nel caos: in Campania si vota, a Castellammare no. Oddati minaccia querele

Prima il rinvio a domenica prossima, poi la smentita. In diverse città della Campania si sta votando ma qualcuno non ha avvisato Castellammare dove il seggio dei Dem è chiuso al pubblico

di Gennaro Esposito


Caos totale. Con queste due parole può essere sintetizzato il Congresso provinciale del Partito Democratico. Dopo le mille polemiche dei giorni scorsi quando vennero denunciate alcune irregolarità sul numero degli iscritti, non si placano i problemi per i Dem campani che sono stati attaccati pesantemente, ieri, da Nicola Oddati, uno dei tre candidati alla direzione provinciale. Per garantire le opportune modifiche e per rimuovere qualsiasi dubbio, ieri sera era stato deciso di spostare il Congresso a domenica prossima ma stamattina è arrivato il colpo di scena: si vota comunque. Ed è così che in diverse città della Campania si stanno svolgendo le operazioni di voto nei vari circoli mentre in altre, invece, è tutto fermo. Emblematico il caso di Castellammare dove, al Palazzetto del Mare, seggio del Pd, è tutto chiuso con all'esterno un cartello con scritto: «Congresso rinviato al 19 novembre». Qualcuno, probabilmente, non ha avvisato i Dem stabiesi del cambiamento dell'ultima ora. Duro anche il commento dell'ex vicesindaco Andrea Di Martino: «Dopo una affannosa ricerca nei meandri del web tra richieste delibere comunicati stampa, mi sembra di capire che

oggi si vota. Mi preparo, scendo, mi reco a quello che suppongo essere il seggio a Castellammare e Ops! Sorpresa: scopro che nella mia città non si vota!». La giornata di ieri, comunque, è stata ricca di colpi di scena soprattutto per le minacce di querele del candidato Oddati. Quest'ultimo, convocando una conferenza stampa, ha chiesto l'intervento di Renzi per eliminare qualsiasi dubbio sul Congresso campano. In modo particolare, chiedeva l'annullamento della gara per compiere tutte le operazioni necessarie per garantire trasparenza, soprattutto sul numero degli iscritti. Ben 5mila sono stati privati della possibilità del voto a causa di alcune irregolarità riscontrate mentre, nel 2016, sono stati 10mila i nomi «anomali». Oddati, quindi, ha minacciato querele al Partito Democratico per evitare che il suo nome venisse stampato sulle schede da distribuire oggi. Un Congresso falso al quale lui non aveva più intenzione di partecipare. «Se saranno consegnate le schede con il mio nome, chiederò un risarcimento al Partito» ha spiegato ieri il candidato. Stamattina, però, così è stato: la questione potrebbe presto risolversi in tribunale.


domenica 12 novembre 2017 - 14:49 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



Gli ultimi articoli di Politica & Lavoro